General

Sul Cav anche il fantaromanzo

Ricordate la fine de «Il Caimano»? Bombe davanti a palazzo di giustizia sconvolgono il Paese e lo ripiombano nel caos. Mentre un politico in auto blu si allontana dalla scena. Il film di Nanni Moretti faceva del protagonista il grottesco, inquietante alter ego di Berlusconi. Un ritratto tagliato con l'accetta di un bersaglio facile perché a tirarci contro era (com'è ora) l'altra metà del cielo politico italiano. Mai come in questi giorni il Cavaliere è mostro da abbattere. E allora tanto di cappello al tempismo dell'editore Fazi. Del resto la libellistica contro il Cav data dal celeberrimo «Il Venditore» di Giuseppe Fiori e ha sempre fruttato molto a cineasti, attori alla Sabina Guzzanti ed editori svelti a vampirizzare Silvio. Gallina dalle uova d'oro sia per i detrattori sia per gli amici alla Fede e alla Lele Mora. Senza contare gli esegeti, gli autori di saggi che, con l'eccesso contrario, lo ritraggono con una sempre più improbabile e stucchevole aureola. Torniamo al libro di Fazi. Si intitola apocalitticamente «I 99 giorni che travolsero il Cavaliere». Campeggia all'ingresso delle librerie di Roma, in pile altissime. E lo compulsano frotte di potenziali acquirenti. La cosa strana è che l'autore di questo romanzo fantapolitico è uno straniero dal nome che suscita subito sospetti d'autenticità. Tale Philip M. Godgift, «giornalista italoamericano inviato a Roma per un'inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa che si ritrova ad assistere ai 99 giorni che portano alla caduta del Cavaliere», è scritto nel furbo risvolto di copertina. Intanto nome omen: Godgift, in inglese «dono del Signore». Quello che invoca l'opposizione, cattocomunista e no, con la speranza di veder finire ruzzoloni l'Unto del Signore. Dunque, quale scenario ipotizza mister Godgift, che poi, avverte ancora la presentazione, sarebbe il nome de plume di due noti giornalisti dei maggiori quotidiani italiani nascosti dietro i panni esteri per non incorrere nelle ire dei loro editori e degli «amici variamente sbeffeggiati»? Immagina che si vada ad elezioni e che la consultazione, secondo tutti i pronostici, sarebbe di nuovo vinta dal Cavaliere. Più o meno quanto è scritto oggi su questo giornale. Senonché il misterioso mister «dono di Dio» si esercita anche su un altro copione: il riposizionamento delle cariche. E qui, il colpo di scena. La sinistra asfittica, incapace di esprimere un credibile candidato premier e un programma che non sia quello di abbattere l'uomo del bunga bunga, manda allo sbaraglio per la poltrona di Palazzo Chigi l'unica persona in grado di batterlo. Il Presidente della Repubblica. La vittoria dell'inquilino del Colle avverrà dopo tre mesi di calvario per lo Stivale. I contendenti guerreggiano a colpi di attentati, sesso, violenza, lusinghe, ricatti. Congreghe e camarille tappezzano di chiodi il terreno sul quale l'avversario cammina. Il «dossieraggio» impera e la svolta autoritaria è la soluzione finale, con il Quirinale che scende in campo. Insomma, il contrario di quel che il Berlusconi vero - fino a qualche D'Addario, Noemi e Ruby fa - vagheggiava: la conquista della prima carica dello Stato. L'epilogo del romanzo gli riserva tutt'altra sorte. Il dorato esilio in una sua villa nel paradiso fiscale di Antigua, raggiunto con due voli di Stato, aerei rimpinzati di ragasse, rubacuori dai quindici ai trent'anni. Macchiette sono anche i comprimari. Se il presidente del consiglio si chiama Spernanzoni, quello della Repubblica è Salernitano e quello della Camera Giancarlo Nifi. Il leader nostalgico democristiano Pier Centrini, la rampante segreteria Diabiolché. E nel giro delle poltrone l'alias di D'Alema prende Palazzo Madama, Pierferdy sale sul Colle mentre a Gianfry resta un logorato Montecitorio. Ma eccolo, Giancarlo Nifi in una pagina sul suo improvviso divorzio che dà conto del tono macchiettistico del fantaromanzo. «Nel fuoco della campagna elettorale, quando ormai tutti si scagliano contro tutti e la stampa filospernanzoniana continua ad agitare la questione della casa di Montemario, appare una notizia inaspettata: Giancarlo Nifi divorzia. Stressato dal martellamento di giornali controllati dagli ex colleghi di partito, Nifi getta la spugna non potendo più sopportare che la sua fama politica sia compromessa dagli affari privati della famiglia Luttiano's...». E la sinistra come finisce? Scissa in tre fazioni «capeggiate al Centro da Piacentani, al Sud da Pendola e al Nord da Acchiapparella». Meditate, gente, meditate.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.