diDINA D'ISA Non è solo un omaggio al grande Goffredo Lombardo, ma anche a tutto il cinema italiano il film «L'ultimo Gattopardo» del premio Oscar Giuseppe Tornatore, stasera in anteprima a Roma, all'Auditoriun della Conciliazione. Già osannato alla Mostra di Venezia, il docu-film prodotto dal figlio Guido Lombardo per la Titanus ricorda la vita e il lavoro di un produttore fra i più illustri del panorama cinematografico italiano, con testimonianze d'epoca di attori, registi, sceneggiatori (italiani e stranieri). Alain Delon, Mario Monicelli, Ettore Scola, Francesco Rosi, Sophia Loren, Burt Lancaster, Ermanno Olmi, Gian Luigi Rondi, Enrico Lucherini, Carlo Verdone, Renzo Arbore, Folco Quilici, Dario Argento, Pasquale Squitieri, Gianni Morandi, Neri Parenti, Massimo Ranieri, Pippo Baudo (che per motivi di salute non potrà presentare come previsto la serata) e tanti altri sono nel film che andrà al Festival di Bari, nelle sale, poi in Rai, in dvd e infine al festival di Cannes. Tornatore, com'è nata l'idea del progetto? «Quando me lo ha chiesto Guido Lombardo non ho avuto dubbi. Suo padre Goffredo produsse il mio primo film "Il camorrista" ed è stato fondamentale per il nostro cinema. Ho raccolto decine di testimoni che con Lombardo hanno lavorato, mentre dietro scorrono le immagini dei film della Titanus. Ci sono tutti i generi, dai melò (come "Tormento e catene") alle commedie di Totò, la serie di "Pane amore e ..", "Poveri ma belli", fino ai grandi autori come Petri, Olmi, Squitieri e Argento. Si commuovono Scola, il press agent Enrico Lucherini e soprattutto il figlio Guido». Cosa aveva di speciale il produttore di una volta? «A parte la frase divertente di Goffredo "il cinema mantiene giovani", anche se l'età media degli intervistati è di 70enni in ottima forma, Goffredo amava il cinema, era disposto a sacrificare tutto per la dignità e l'onestà. Oggi i produttori mirano più al business e non sono capaci di diversificare i generi. Prima si andava dai thriller di Argento ai musicarelli di Gianni Morandi o di Al Bano: oggi abbiamo solo le commedie, i cinepanettoni e qualche film d'autore». Un aneddoto indimenticabile? «Mi ricordo quando Olmi voleva realizzare in Russia il film "Il sergente nella neve» tratto dal libro di Rigoni Stern: Lombardo gli diede l'ok, ma la Russia bloccò tutto perché riteneva Olmi un regista di destra e non gli fece fare le riprese nei Paesi sovietici». Al contrario dei produttori di oggi, Lombardo rischiava in prima persona, come accadde per «Il Gattopardo».. «La sua segretaria Cesarina racconta che rischiavano di andare gambe all'aria per colpa del "Gattopardo" e di "Sodoma e Gomorra" in contemporanea, perché producevano anche venti film all'anno. Lui non è scappato con la cassa, ha venduto i suoi averi, ha pagato dodici banche e persino gli amici che gli si sono rivoltati contro. Tutto pur di evitare il fallimento. E ci riuscì. Era un uomo tutto d'un pezzo, gentiluomo d'altri tempi, elegante, caparbio, diplomatico». Ma non abbastanza per creare un litigio anche con lei.. «Accadde per "Nuovo cinema Paradiso": a lui non piaceva, ma io lo volevo fare e pur avendo un contratto con Titanus me ne andai. Poi, il comune amico Cristaldi prese il mio film con il consenso di Lombardo. Goffredo era un cacciatore di squali, nel vero senso della parola, amava il mare e fondò la rivista Mondo sommerso. Tra le ultime immagini, quella in bianco e nero, omaggio alla bellezza della diva del muto Giselda Lombardi, nome d'arte Leda Gys (nome che le diede Trilussa), amatissima madre del protagonista del film, responsabile della sua passione per il cinema, anche se Goffredo avrebbe voluto fare il medico».
Il Titanus del cinema
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