Se non ci fossero le donne i diamanti sarebbero sassolini. Forse perché, come cantava Marilyn Monroe nel 1953, «Diamonds are a girl's best friends». Solo Maria Antonietta quando lo ricevette in regalo, volle unire la gemma ad altre pietre preziose, per rendere il gioiello colorato come i macaron di cui era ghiotta. Anche nel 2010 i diamanti continuano ad essere i migliori amici delle donne, ma lo sono pure delle armi e della guerra tra due donne, Mia Farrow e Naomi Campbell. Le due, infatti, sono testimoni nel processo a carico dell'ex presidente della Liberia, Charles Taylor, per crimini di guerra e contro l'umanità. E ieri, l'ex moglie di Frank Sinatra ed ex compagna di Woody Allen, ha smentito le dichiarazioni rilasciate la scorsa settimana dalla Venere nera al Tribunale speciale per la Sierra Leone. «Naomi - ha detto l'attrice - ha ricevuto un diamante enorme, altro che "piccole pietre sporche" come dichiarato dall'ex top model». L'episodio risale al 1997 quando le due star parteciparono, durante un viaggio in Sudafrica, ad una cena in onore di Nelson Mandela, al termine della quale Naomi avrebbe ricevuto in dono un diamante dal presidente Taylor con il quale, pare abbia avuto anche un flirt. Il collegamento tra l'ex dittatore e i «diamanti insanguinati» è considerato un elemento chiave dai giudici dell'Aja, che processano l'ex dittatore. Taylor, arrestato il 26 marzo del 2006 in Nigeria, è infatti accusato di aver foraggiato i ribelli del Fronte rivoluzionario unito (Fru) nel corso della guerra civile in Sierra Leone in cambio di diamanti poi messi sul mercato. Né questa storia, né il film «Blood diamond» con lo scioccato Leonardo di Caprio, hanno scalfito il mito sulla passione sfrenata delle donne per il brillante, che è il simbolo d'amore, forse per la sua purezza, è la promessa di matrimonio, è il giuramento «per sempre». Di questi tempi, però, di eterno è rimasto soltanto lui, il «solitario», perché le ragazze perbene di una volta, quelle che «non potrei mai portarlo, mi ricorda troppo la nostra storia», o quelle che «ti odio, tieniti il tuo maledetto anello», come le mezze stagioni, non ci sono più. Ora ci sono quelle che «i fidanzati passano, un diamante resta», meglio se «conflict free». Come quelli del piccolo tesoro messo all'asta dalla figlia di Robert ed Elizabeth Charlton alla morte dei genitori: in 26 anni di matrimonio la signora, moglie del plurifedifrago uomo d'affari Robert, aveva in cassaforte ben 43 gioielli con diamanti, uno per ogni scappatella. Anche Richard Burton al terzo «sì» con Liz Taylor le regalò un mitico diamante, fra i dodici più grandi della storia. Tagliato a goccia, 69,42 carati di peso, fu venduto all'asta nel 1969, acquistato da Cartier di New York che lo chiamò «Cartier». Il giorno dopo Richard Burton acquistò la pietra ad una somma tenuta segreta e la donò a Liz, ribattezzandola "Taylor-Burton". Nel giugno 1979 fu venduto per quasi 3 milioni di dollari e pare si trovi in Arabia Saudita. Di meglio c'è il «Cullian I», un diamante grezzo scoperto in Sud Africa nel 1905 che lavorato diventa «la Stella dell'Africa», 530,20 carati, taglio a pera per un valore di oltre 400 milioni di dollari. Poi c'è soltanto il «Kho-i-Noor» (montagna di luce), 108 carati: faceva parte del trono del pavone ed oggi è tra i gioielli della Corona Britannica. Indimenticabile è l'«Hope», il diamante azzurro da 45 carati conservato nello Smithsonian Institution di Washington, o quello verde di Dresda di soli, si fa per dire, 41 carati. Che sia amsterdam, navette, ovale, carré, a goccia, baguette, bianco, fancy o nero, fatte salve le «4C» (carat, clarity, colour e cut), poco importa la montatura, i diamanti rappresentano senza alcun dubbio, un must have intramontabile che non puo' assolutamente mancare nei cofanetti e nelle casseforti di tutta la fashion people che si rispetti. E se un tempo la donna sognava, come nella favola, il principe azzurro che s'inginocchiava con la scatolina di velluto blu in mano, oggi c'è anche la straricca che volendo può permettersi di camminare, letteralmente, su 100mila sterline grazie alle «Eternal Diamond Stiletto», ovvero un paio di scarpe con tacco a spillo, realizzate interamente in oro e diamanti, dalla linea classica di Christian Louboutin (suola rossa), nate dalla mente creativa del designer britannico Christopher Michael Shellis, in collaborazione con i gioiellieri House of Borgezie. Intanto i Paesi emergenti produttori di gemme, cercano di mettere in discussione il ruolo di Anversa, da sempre capitale mondiale del settore, da dove provengono sette diamanti su dieci e dove ha sede la più importante scuola di taglio di pietra preziose. Insomma, il brillante sarà anche per sempre, ma chi non l'ha mai ricevuto, non se ne faccia un cruccio: anche gli altri gioielli sono da ricevere con la stessa passione e la stessa gioia. Anche se non sono un simbolo d'amore eterno.
Diamanti per sempre

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