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La sinistra ha ucciso Charlie Brown

Lo storico fumetto di Charlie Brown

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I Peanuts, i bambini a fumetti ingenui e sconclusionati inventati da quel grande poeta che fu l'americano Charles Monroe Schulz, compiono sessant'anni. La data esatta per spegnere le candeline sarebbe il due ottobre, fu infatti in quel giorno del 1950 che Charlie Brown e compagni apparvero per la prima volta sulle pagine del network di quotidiani capeggiato dal Washington Post, ma ricordi, celebrazioni e pubblicazioni, negli Stati Uniti, in Italia e in tanti altri Paesi si stanno già rincorrendo. I Peanuts riscossero subito un successo planetario: la striscia è apparsa in tutto il mondo sotto 2600 testate, ha avuto, nei tempo migliori, più di 350 milioni di lettori sparsi in 75 Paesi ed è stata tradotta in 20 lingue. E proprio questi gloriosi precedenti non possono non far notare come, almeno per il momento, la passione popolare per Charlie Brown, Snoopy e l'uccellino Woodstock (nel gruppo non c'erano solo bambini) sia, rispetto al periodo d'oro, definitivamente tramontata. E a poco valgono le bellissime pubblicazioni di Dalai Editore che sta riproponendo tutta la saga. Nel cuore di grandi e piccoli oggi ci sono i Manga giapponesi con le loro prosperosissime e un po' inquietanti guerriere, i nuovi divertenti Shrek, Toy Story e tanti altri. A dire il vero però hanno ancora notevole successo cartoon storici, come quelli di Walt Disney, anche più datati dei Peanuts. Sono amatissimi dal pubblico i personaggi di Hugo Pratt, primo fra tutti Corto Maltese. Eppure Pratt è morto nel '95, cinque anni prima di Schulz. Proprio in autunno Rizzoli Lizard ripubblicherà il bellissimo «L'isola del tesoro - Il ragazzo rapito», firmato dal maestro riminese e poi per passione diventato veneziano. I personaggi di Pratt, marinai e vagabondi tra i Mari del Sud, personaggi scapigliati e un po' anarchici sono stati simbolo della voglia di libertà del Sessantotto. Ma di quell'etichetta si sono riusciti a liberare. Negli anni Ottanta e Novanta hanno spiegato le ali e oggi, nel 2010 ancora volano. Charlie Brown no. I Peanuts ebbero una sfiga madornale: arrivarono in Italia nel '65, e riscossero la maggior fortuna a cavallo tra i Sessanta e i Settanta. La garbata (ma efficacissima) critica di Schulz alle discriminazioni razziali, al capitalismo, ma soprattutto alla guerra del Vietnam fu immediatamente fagocitata dai benpensanti di sinistra che, a quell'epoca, scorrazzavano liberi facendo danni che ancora oggi scontiamo. I Peanuts finirono dentro «Linus», rivista storica e meravigliosa che ebbe però la colpa di finire sotto il braccio dei «politicamente corretti» dell'epoca, quando una certa simpatia per la lotta di classe e, diciamolo, anche per il partito armato, faceva tanto chic. E di questo «etichettone» Charlie Brown non si è mai liberato, finendo in archivio insieme ai pantaloni a zampa d'elefante, ai giubbotti jeans scoloriti e alla dittatura del proletariato. Tre mesi fa si è tenuta una mesta cerimonia: la vedova Schulz, Jeannie, è stata invitata nell'aula Giorgio Prodi dell'Università di Bologna per ricordare il suo «Sparky», così chiamava l'amato marito. L'ha accolta Umberto Eco, appassionato studioso del fenomeno Peanuts da prima che arrivassero in Italia. «Sparky» era un umorista e un buontempone, ma la sua arte, in Italia, è stata trasformata in un fenomeno semiologico. Di sinistra. Non ci stupiamo se oggi Charlie Brown è un po' dimenticato mentre Pippo, Pluto, Topolino e Tex Willer restano a galla.

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