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La città di De Andrè

Palazzonidi periferia, video, canzoni, murales, un festival e l'amore di una città intera che gli ha dedicato una piazza. Tutto parla di De Andrè. Faber non era romano ma amava Roma con tutto il cuore. A undici anni dalla sua morte, la nostra città si mobilita e gli dedica una mostra all'Ara Pacis, aperta ieri con tanto di illuminazione straordinaria. Ed è stata subito polemica con l'assessore comunale Croppi che ha paragonato De Andrè a Caravaggio e l'ex soprintendente per i Beni artistici e storici di Roma, Claudio Strinati, che gli ha risposto: «Non credo che il paragone possa reggere». L'esposizione è promossa da Zetema e resterà aperta fino al 30 maggio. Scendendo le scale che portano all'ingresso, si sente la sua voce che canta. Interviste che accompagnano la lettura dei testi, aneddoti di vita raccontati dagli stessi protagonisti e tutta la discografia di «Faber» in vinile. La parola d'ordine è interattività. Il pubblico dell'Ara Pacis ha la possibilità di scegliere un album, poggiarlo fisicamente sul tavolo di legno e ascoltare dalla voce di Faber il suo stesso commento. Tra le stanze del museo si nascondono cimeli come la pagella della prima liceo, dove sono scritti a chiare lettere i voti di De Andrè (dal cinque al sei). E ancora le lettere autografe scritte dall'artista al padre durante i mesi del sequestro in Sardegna. «Volevamo una mostra che rappresentasse il carattere di Fabrizio - dice Dori Ghezzi - che era un uomo circense e autoironico. I ragazzi amano questa iniziativa e ce l'hanno già detto. Spero emerga il suo lato umano. Con lui era molto facile diventare amici e andare oltre». Carlo Martello, Marinella, Piero, Bocca di Rosa, il bombarolo, Nancy e Tito: sono solo alcuni dei personaggi nati dall'arte di Faber che rivivono negli spazi dell'Ara Pacis. Con i tarocchi elettronici il pubblico potrà ricostruire i personaggi, reinventando se stessi. E la città non finisce di stupire. Da qualche anno la Magliana è diventata il quartiere elettivo di Faber nella capitale. Da quelle parti, il Municipio gli ha dedicato una piazza intera. Piazza Fabrizio De Andrè è il centro della memoria romana. Tra i palazzoni di periferia si respira la poesia di uno dei maggiori cantautori della canzone italiana. Il suo pubblico ha deciso di abbellire la piazza e farla vivere attraverso le forme e i colori. Per questo sull'asfalto sono apparsi pannelli colorati, veri e propri murales ispirati alle canzoni più famose. De Andrè, però, è soprattutto musica. La Fondazione nata a suo nome, e presieduta dalla stessa Dori Ghezzi, ogni anno dà la sua benedizione al festival ospitato proprio a piazza De Andrè. Ogni anno band emergenti e artisti affermati si passano il testimone nel nome di Faber. Canzoni inedite e successi riarrangiati tengono banco fino a notte fonda, quando le luci del quartiere si spengono sulla città. E ancora mille concerti e omaggi in ricordo per ogni anniversario. «Non sono la persona giusta per raccontare Fabrizio», dice di sè un'emozionata Dori Ghezzi. E forse ha ragione. Forse è proprio la nostra città, con le sue vie e i palazzi ad avere le carte in regola per raccontare la vita e le opere di chi ha fatto di prostitute ed emarginati i re dell'arte.

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