Sonopassati sei anni dal giorno in cui Sally ha eretto un muro tra sé e Salvatrice (il suo vero e antico nome), tra sé e il suo passato di figlia cercata ma mai accettata, tra sé e la sua vita, in particolare una figlia voluta e avuta ad ogni costo ma che poi le è stata brutalmente tolta. Un muro che nessuno, neanche Anna e Alberto, i proprietari dell'Irish Coffee in cui fa la guardarobiera sono riusciti a scalfire. Ci riuscirà Oliviero, poco principe azzurro ma molto uomo normale tra ex moglie distruttiva e figlio adolescente che lo respinge, lo detesta e lo provoca sino a rischiare la morte per overdose. E i due troveranno nell'amore e nell'appoggio reciproco la forza di ricominciare una nuova vita insieme. Maria Venturi, già direttrice di "Novella 2000" e "Anna", autrice di numerosi romanzi, tradotti in dieci lingue e molti trasformati in fiction televisive (ultimo Butta la luna) ne «La vita senza me» (Rizzoli, pag. 300) ci propone problemi e temi d'attualità su cui però trionfa l'amore. Abbiamo bisogno dei buoni sentimenti signora Venturi? «Io penso che l'unico ambito in cui possiamo essere ottimisti è quello dei sentimenti, gli unici che possiamo gestire, con i quali possiamo fare scelte, sperare. Ogni coppia ha un percorso, ma nei sentimenti siamo artefici di quello che succede». Quindi ci piace l'happy end? «Direi che è sempre consolatorio poichè viviamo in un mondo in cui ci sono tragedie, cose ingestibili, immodificabili, imbarbarite... Il mio lieto fine comunque non è scontato ma faticato, considerato che i due protagonisti s'incontrano in un momento sbagliato ma hanno la pazienza di arrivare ad una "composizione", di dare una scala ai valori, di non trascurare alcune priorità, come per Oliviero è il figlio». C'è qualche insegnamento anche in un romanzo? «Senza fare i maestrini, con un romanzo si può lanciare qualche messaggio educativo. In questo caso c'è la costruzione della coppia: il percorso è uguale per tutti, dalla scoperta, dalla libertà, dall'incantesimo alla costruzione vera, al consolidamento di un rapporto che non può disfarsi davanti ai primi problemi o intoppi... Anche perché, ogni nuova passione avrà gli stessi problemi». A cominciare dalla paura di aprire i nostri cuori? «Quando credi e scegli una persona, fai un investimento a rischio, perché va gestito, curato... Ai tempi delle battaglie femministe si diceva che bisognava reinventare la coppia ogni giorno. Ecco, questa è un'utopia: la coppia va avanti sapendo che bisogna saper convivere, bisogna sopportarsi, accettare i silenzi, la noia... non ci può essere sempre una tensione emotiva». E allora? «L'amore vero è quello che resta quando hai accantonato la passione, e quando la convivenza va in crisi devi attingere ai ricordi. L'amore finisce per perdita di memoria, perché soffri la routine e dimentichi i sentimenti». «La vita senza me» diventerà una fiction? «Chissà...Comunque quando scrivo io non penso alla tv». Chi sono i suoi lettori? «Sono rimasta molto sorpresa nel sapere che il 40% delle mie lettrici ha meno di 30 anni e l'ho verificato vedendo moltissime ragazze alle presentazioni dei miei libri». Quindi anche i giovani d'oggi cercano l'amore? «Certamente. Guardi i giovani sono sempre gli stessi, forse oggi hanno meno certezze non per un fatto politico ma perché ci sono in generale meno prospettive. Inoltre piaccio alle ragazze perché tali sono le mie protagoniste e perché per me l'amore è giovane».
«La vita senza me»
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