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Traviata in trionfo

Ultimo spettacolo della stagione lirica romana 2009. All'Opera si chiude all'insegna della sicurezza con La Traviata di Verdi targata Zeffirelli: un nome, una garanzia. A dirigere l'orchestra una vecchia conoscenza del pubblico capitolino come Gianluigi Gelmetti, nel cast a sorpresa Myrtò Papatanasiu, Antonio Gandia e Carlo Guelfi (rispettivamente Violetta, Alfredo e papà Germont). Inedita la coreografia di Vladimir Vasiliev, che danzò nella versione filmata di Zeffirelli. Nove recite che dal 18 dicembre ci accompagneranno sino al S. Silvestro. “È un'edizione vista (allestimento del 2007, n.d.r) ma fortunata. Ho nel cuore Traviata da molto tempo – racconta il regista fiorentino – per molte ragioni. Violetta è una delle creature più amate, vicina al cuore di tutti. Non mi stancherò mai di farla. È come una sorella, un'amante, una che entra nella tua vita e non ne esce più. All'Opera di Roma poi mi trovo come a casa mia. A questo Teatro mi legano ricordi indelebili con tanti amici come Gianpaolo Cresci, che mi volle qui ridestandomi da un certo torpore. Sono più preoccupato per il Falstaff di apertura stagione 2010. Ogni volta che si alza il sipario è come se nascesse un bambino: ogni recita è diversa dalle altre. Traviata è insomma un pezzo della mia vita. Ci appartiene come il tema di un amore che rende accettabile la morte.” Un allestimento di successo all'insegna della tradizione, come piace a Zeffirelli. “Amburgo ha fatto una Traviata con prostitute e travestiti – prosegue Zeffirelli con aria di stizza - La festa in casa di Violetta è un'accozzaglia di puttane e omosessuali e le signore fanno il bidè dietro un siparietto trasparente…”. A questo punto un'allusione al caso Marrazzo da parte del regista ha suscitato una forte reazione di una giornalista presente alla conferenza stampa di ieri mattina. In sala sono volate parole grosse e minacce di querela, tanto che in serata sono giunte anche le scuse formali di Zeffirelli che ha detto: «Chiedo scusa agli astanti, soprattutto alle donne, per aver perso il controllo dei nervi ma sono stato provocato». A latere ha suscitato non poco scalpore la rinuncia di Daniela Dessì e Fabio Armiliato per contingenze legate a scelte della regia. Anche di questo parla senza peli sulla lingua l'anziano regista : ”Volevo una Traviata giovane. Per la Dessì trovo che sarebbe stato pericoloso il confronto col pubblico. Meglio non esporla".

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