General

Popolizio Bergerac

Tiberiade Matteis Sarà un acrobata del pensiero e della parola più che della spada e del pennacchio il «Cyrano de Bergerac» affidato a Massimo Popolizio che inaugura in prima assoluta la stagione del Teatro Argentina con lunga tenitura dal 7 ottobre all'8 novembre. Campione di una poetica della leggerezza calviniana, secondo la visione registica di Daniele Abbado, il protagonista viaggia attraverso l'agilità del verso nella traduzione firmata da Giobbe per la Mondadori. Sedici interpreti sul palco formano una compagine nutrita e omogenea per raccontare una storia d'amore che regge al tempo, salvaguardando la concretezza dei rapporti e delle emozioni dei personaggi in nome della dialettica fra esistenza e letteratura. «Ho scelto Cyrano non solo perché è una possibilità per un attore istrionico, ma in quanto affronta temi alti - ha dichiarato Massimo Popolizio, attualmente presente nella sale cinematografiche con «Il Grande Sogno» di Michele Placido - È vicino a Don Chisciotte e quindi è un eroe perdente. Abbiamo ridotto l'aspetto picaresco di cappa e spada per avvicinarlo all'Ottocento dickensiano: duellerò con un bastone! In questo lavoro si parla e si scrive d'amore, ma nessuno lo fa. Le parole contano per sedurre come dimostra il grande triangolo che muove l'azione. Cyrano ama ed è tuttavia incapace di dimostrarlo: come in un sinc del doppiaggio mette le sue battute nel corpo di un altro. Rossana ama quelle parole e non solo il corpo di Cristiano. Come ne "I capricci di Marianna" di De Musset, il signore anziano passa il testimone al rivale più giovane, così Cyrano si sacrifica e rinuncia a vivere direttamente la sua passione». Lo spettacolo matura allora una riflessione sull'impossibilità di amare e diventa specchio di un'eterna attualità che coinvolge tutti, sempre e da vicino, riscattando il valore sublime e lirico della fascinazione verbale dall'odierno e crescente dominio dell'apparire sull'essere. «Recitare in versi è una scelta di stile molto importante - ha chiarito ancora Popolizio - È un modo di prendere le distanze dal finto psicologismo e dal sudiciume interpretativo. Bisogna trovare un equilibrio tra un certo istrionismo e la necessità espressiva di pronunciare le battute. Io mi fido di Cyrano e sono convinto che non sia un naso a creare un personaggio».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.