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So tutto sulle donne

Tiberiade Matteis L'enigma femminile alimenta il meccanismo scenico di «So tutto sulle donne... vent'anni dopo», lo spettacolo scritto, interpretato e diretto da Marco Falaguasta fino al 30 agosto a Villa Sciarra. La consolidata vocazione teatrale dell'attore, recentemente diventato ancora più noto grazie alle fiction tv, gli consente di coniugare professionalità e voglia di comunicare. Come procede l'estate teatrale romana? «Ho dati gratificanti che, al di là dell'aspetto commerciale, fanno piacere. La comicità ha bisogno di un pubblico numeroso con tanta voglia di ascoltare. Dopo undici anni sono in continua crescita e credo che il mio segreto sia l'inconsapevolezza della mia comicità: non è forzata né ammiccante e non fa leva sulla volgarità, nell'idea errata e offensiva del romano inteso come coatto. Nel nostro umorismo ci sono piuttosto indolenza, fatalismo, una filosofia del rimedio sempre possibile, che scaturiscono dal privilegio di essere nati a Roma. Mi ispira la vita di tutti i giorni». Come è cambiato il rapporto di coppia a distanza di vent'anni dalla sua prima commedia? «La differenza è solo questa: allora immaginavo le dinamiche fra uomo e donna, oggi ho la certezza di non sapere nulla. La donna è un rischio per l'uomo e alla fine della storia emerge l'assenza di ogni strategia valida. Solo l'amore e l'affiatamento possono far durare un legame. Ho attinto al mio bagaglio empirico e ai racconti originali degli altri perché mi piace che si rida di me e delle mie storie in un confronto con gli altri che è l'essenza della vita». Le esperienze televisive hanno mutato il suo modo di lavorare? «Non importa se il personaggio sia teatrale o televisivo: cerco comunque di esprimere una verità. Il piccolo schermo ha aumentato la mia popolarità e moltiplicato l'affetto della gente. Passano la passione e la sincerità con cui recito. Il mio prossimo impegno è la fiction di Rai Uno "Paura d'amare" con Ida Di Benedetto: sono un cinico, ambizioso e pronto a tutto, classico prodotto dei nostri tempi». Qual è il futuro del teatro? «Voglio essere ottimista anche se sono preoccupato per la nostra situazione culturale. Mi auguro che il pubblico resti vigile e non si lasci appiattire dai reality e dalla mancanza di talento e di qualità».

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