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Gabriele Simongini La leggenda di Palma Bucarelli, costruita passo dopo passo, con ferrea determinazione.

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Etanto abbagliante la Bucarelli da far cadere Montanelli nel tranello di crederla dieci anni più giovane. Del resto si diceva che lei stessa avesse alterato il proprio passaporto per lasciarlo bene in vista nella propria abitazione, sotto lo sguardo di qualunque ospite curioso. Lei era l'avanguardia e quindi doveva restare sempre giovane. Bella da far rabbrividire, affascinante, colta, intelligente, dotata di una volontà d'acciaio. Per oltre trent'anni fu l'anima stessa dell'arte contemporanea italiana, come direttrice e poi soprintendente della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma dal 1942 al 1975. Così, alle soglie del centenario della nascita (1910) di questa mitica lady dell'arte, la Gnam ospita da ieri e fino al 1 novembre la mostra-evento «Palma Bucarelli. Il Museo come Avanguardia», curata da Mariastella Margozzi col sostegno dell'attuale soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli (catalogo Electa). Ne viene fuori non solo il ritratto di una personalità fuori dal comune, la prima donna a conquistare i vertici nell'amministrazione statale dei musei, ma perfino l'immagine di un'Italia che ha dato il meglio di sé nella ricostruzione post-bellica e poi nel boom economico. Ancora oggi la Galleria nazionale d'arte moderna è quel che è grazie al lavoro inesausto della Bucarelli, ai suoi lungimiranti acquisti (che le procurarono critiche ed interpellanze parlamentari ma che furono pienamente premiati dal giudizio del tempo), alle sue iniziative per la diffusione dell'arte contemporanea italiana all'estero, alle sue strepitose mostre: Picasso, Mondrian, Pollock. E la Bucarelli fu così grande anche perché ebbe il coraggio delle scelte, schierandosi per l'astrattismo (per alcuni anni fu suo privilegiato interlocutore Piero Dorazio), per l'informale (Afro, Burri e Capogrossi), per il Nouveau Réalisme, per l'arte cinetica e programmata. Ora 150 opere e non pochi capolavori (ma anche i suoi abiti), confermano che la strada da lei tracciata era quella giusta ed è valida ancora oggi.

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