Dastamattina vengono segnalate persone che fanno smorfie alle telecamere di sorveglianza. Ammiccano, parlano da sole ad alta voce, congiurano contro non si sa chi. Siamo tutti orfani dei reality e dei talent show. Finisce così, d'improvviso, la stagione delle Talpe e dei Famosi, dei Contadini e dei Cantanti, degli Amici e dei Fancazzisti. Dopo l'overdose tv ci scopriamo in crisi d'astinenza, e non sappiamo come venirne fuori. Perché l'assuefazione al voyeurismo catodico è micidiale, forse irreversibile. Abbiamo uno smodato bisogno di farci gli affari degli altri e - inconfessabilmente - anche di essere spiati. Ci sentiamo troppo normali, anonimi, invisibili. E ci serve una telecamera, una webcam, un riflettore qualsiasi. Al limite va bene anche uno spioncino fuori dalla porta, un buco della serratura. Se non siamo osservati non esistiamo: ma cosa se ne farà il circo mediatico di chi non sa cantare, ballare, zappare la terra, o tirare bicchieri al prossimo, magari con le tette rifatte, un handicap o gli addominali scolpiti? C'è chi studia per mostrare tutte queste cose insieme. Un casting o l'altro, da qualche parte ci ingaggeranno. Non è vita senza nomination, pensa il travet sognando di eliminare il capufficio. Chiama il notaio,ma il telefono squilla a vuoto. Nessuno darà lo stop al televoto.
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