{{IMG_SX}}Parlare con Lorin Maazel - a Roma per dirigere il Roméo et Juliette di Berlioz (Auditorium Parco della Musica, sabato 18 ore 18; lunedì 20 e martedì 21) - significa dialogare con la musica stessa, quella sublime, immortalata da maestri di cui lo stesso Maazel fa parte, ma soprattutto è meraviglioso interprete avendo diretto con la sua magica bacchetta 150 orchestre in oltre 5000 tra opere e concerti da quando aveva otto anni. Di lei Arturo Toscanini ebbe ad esclamare: «God bless you». Un segno che l'Italia è sempre stata presente nel suo destino. Era il 1941 e Toscanini mi chiamò a undici anni a dirigere la NBC Orchestra. Era un maestro e gli devo molto così come all'Italia: nel 1953 il palcoscenico del mio debutto in Europa fu il Teatro Bellini a Catania. Con l'Orchestra di Santa Cecilia c'è un legame che dura da anni. Gli italiani poi l'hanno sempre amata e apprezzata, tre anni fa il nostro Presidente Napolitano volle persino festeggiare il suo compleanno assistendo a una sua esibizione. Il legame con l'Accademia di Santa Cecilia dura da cinquant'anni e spero prosegua nel tempo. Il vostro Presidente poi esprime appieno la passione degli italiani per la musica, una passione che ha dato vita ad opere di maestri quali Verdi, Bellini, Toscanini stesso e tanti altri. Diversi sono stati i suoi rapporti con l'Austria e la Wiener Philharmoniker. Sono passati un po' di anni, può spiegarci i retroscena di quel doloroso quanto clamoroso strappo? Innanzitutto lo strappo è ricucito, tanto che sarò prossimamente in tournée con l'orchestra viennese. Diciamo che anni fa un signor Ministro della Cultura austriaca avrebbe voluto la sua signora nella mia orchestra...come protagonista. Una brava cantante, per carità, ma di cabaret, di lirica non capiva niente. Al mio categorico rifiuto seguirono le scortesie tipiche degli uomini sconsiderati. Maestro, parlando di sconsideratezza, ancora quest'anno assistiamo a una crisi economica molto grave. Cosa può fare la musica per rispondere a queste mutate situazioni? La crisi è grave, ma io aggiungo che è scandalosa. Perché scandalosa? È soltanto un fantasma di carta evocato da speculatori che la smetteranno quando avranno realizzato i loro guadagni. Il sole splende, le risorse agricole ci sono e il petrolio zampilla. Nei miei ottant'anni ne ho vissute ben quattro di crisi eppure tutto si è risolto. Sono ottimista, bisogna sperare e guardare al futuro aiutando l'economia. E la musica che ruolo può avere? A New York, dove dirigo la Philharmonic Orchestra, non si registra nessun calo di spettatori. Perché? La musica, se interpretata con passione, non conosce crisi. È giusto però che essa vada riletta in chiave nuova, con i mezzi che la tecnologia, soprattutto quella scenica, ci mette a disposizione. Mi sembra che la scelta del Romeo e Giulietta di Berlioz si inserisca appieno in questo suo ragionamento. Mi sbaglio? Affatto. Nessuno dei coristi vocali interpreta i due sfortunati amanti veronesi. Non sono loro i protagonisti. Berlioz viveva in una Parigi romantica, sfavillante, ma traviata da faide, odi, intrighi politici, problemi economici come nella Verona dei Montecchi e dei Capuleti. Il suo genio volle illustrare con la musica i fatti salienti del dramma di Shakespeare perché attuali, come lo sono oggi. E nel 1839 per la messa in scena di questo dramma sinfonico Berlioz dovette molto alla generosità e all'amicizia di Paganini. Insomma anche dietro Berlioz c'è un grande italiano.
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