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Rodolfo Lorenzoni In «Perché credo» c'è davvero tutta la ...


E si tratta di un percorso tanto emblematico quanto stupefacente: cresciuto nel più laico e razionalista degli ambienti culturali (la Torino degli anni '60) Messori viene quasi folgorato da un'evidenza che gli si impone inaspettatamente ma indubitabilmente, l'evidenza della rivelazione cristiana.
Le pagine più significative e sorprendenti del testo sono proprio quelle in cui lo scrittore tenta di descrivere quel momento decisivo, che gli avrebbe aperto la strada a una vita di instancabile ricerca culturale e dottrinale, fino a permettergli di diventare il più rappresentativo intellettuale cattolico italiano.
Per rendere conto di quella circostanza Messori non può che esprimersi così: «Qui sto, non posso nient'altro».
Perché è difficile, se non impossibile, riferire con esattezza di una fase vitale così profonda e complessa come quella di una - per quanto anomala - conversione. E quindi si deve ricorrere ad un lessico perentorio («Qui sto») che rimandi all'ineluttabile e improvviso affermarsi di una certezza assoluta: Dio esiste, il Vangelo è il luogo della Verità, non posso fare a meno di spendere il resto della mia vita a professare e approfondire quella Verità.
Il viaggio di Messori comincia proprio lì, in quella torrida estate torinese in cui Gesù, per così dire, lo sorprende: tutto ciò che arriva dopo non è altro che il continuo dipanarsi di «una vita per rendere ragione della fede», cioè del cammino di ricerca al servizio della Parola, nella speranza di confermare i credenti nella fede e di persuadere gli atei.
Un cammino che comincia con «Ipotesi su Gesù», il primo risultato di una faticosa ricerca, un testo che diventerà un best seller internazionale senza precedenti.
E prosegue poi con centinaia e centinaia di libri, articoli, interventi, conferenze, che si dipartono però invariabilmente «da un angolo appartato in cui riflettere su come convincere che la speranza esiste, che il credente non è un credulo, che il cristiano non è un cretino».
Da quell'angolo appartato, Messori oggi consegna ai lettori «sè stesso», in questo che è forse il suo libro più aperto e più sinceramente autobiografico.

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