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Il punto

I Telegatti sono divertenti anche senza «Matrix»

Era la vecchia tesi di Aristotele. Adesso mi sembra, e lo diciamo con ironia, che il nuovo gioco dell'identità sociale sia quello innescato dal libro di Giorgio Dell'Arti e Massimo Parrini, "Catalogo dei viventi", dedicato, come dice il sottotitolo, a 5062 italiani notevoli. Non è più tanto importante esserci, ma la "quantità dell'esserci": dimmi quante righe hai e ti dirò chi sei. La scena che ho visto una sera in una casa ben frequentata era proprio questa: sfogliare il catalogo, contare le righe dei personaggi presenti o assenti, fare confronti, e giù a ridere (o a masticare amaro). Pur inserito tra "i viventi", ho dovuto subire parecchi sfottò per le poche righe dedicate. Con me c'erano anche l'attuale ministro dell'Istruzione Fioroni e il portiere della Lazio, Peruzzi. Ancora una volta, si contavano le righe. Le mie, appena quattro. Insomma vivente sì, ma non troppo. Una vita messa in riga! Non appena passato il soffio del vento dell'imbecillità, quello di baudelairiana memoria, diventava però sempre più forte la sensazione che i veri italiani notevoli fossero in realtà quei circa 57 milioni rimasti fuori dal libro. Persone che lavorano, faticano, hanno dei valori, amano, soffrono, sbagliano, non sempre accompagnati dai riflettori. Non per questo la vita è meno degna di essere vissuta. Tolstoj diceva che un'azione ripetuta in automatico non diventa esperienza "vissuta". Ma non è detto che la ripetizione sia sempre negativa. Qualche volta è il sale filosofico dell'esistenza. Diventa rito. E allora parliamo di un rito mediatico che in questi giorni sta scatenando polemiche: i Telegatti. La domanda sarebbe: dimmi quanti Telegatti hai e ti dirò chi sei. Ma c'è una variante: dimmi con chi concorro che ti dico poi se corro. Mentana, grande giornalista tv, lascia la competizione, sezione informazione e approfondimento, perché non sono in gara programmi importanti e meritevoli invece esclusi. Da parte sua, nessun apprezzamento negativo per "Lucignolo", settimanale di Studio Aperto o per le "Invasioni barbariche" della Bignardi, candidati insieme al suo "Matrix". Neanch'io voglio dare valutazioni, anche perché come coautore di "Lucignolo" accanto al direttore Mario Giordano, sono parte in causa. "Lucignolo" ha già vinto l'Oscar tv, quello targato Rai, secondo il Mentana-pensiero. Dunque, una vittoria in trasferta, un 2 in schedina. Insomma, noi siamo onorati per la nomination di quest'anno, ma un po' di ironia non guasta. I Telegatti sono così da sempre, prendere o lasciare. E lo stesso vale per altri premi, anche più prestigiosi. Non sempre Venezia ha premiato il film più bello, qualche volta il Leone d'oro è andato a pellicole che nelle sale sono passate poche ore senza che nessuno, tranne i maniaci della pellicola, se ne accorgesse. E poi si sa, i giurati hanno, come tutti gli esseri umani, simpatie, interessi, idiosincrasie. Il pubblico, in quanto a capricci e misteriose energie, non è da meno. Non tutti i grandi scrittori hanno preso il Nobel. Io ho lavorato con Eduardo, ho scritto una commedia con lui, messa in scena da lui e pubblicata da Einaudi e pensa, Giorgio dell'Arti, nel suo catalogo dei viventi, non l'ha detto. Berrò una bottiglia in più a Natale per dimenticare. Ecco, i Telegatti a me fanno simpatia, sono un rito acquisito, un po' come le canzoni di Natale applicate al mondo del piccolo schermo. Se mai un giorno me lo dovessero dare, lo prenderei. Poi tornerei a lavorare, con umiltà, pensando ai tanti italiani nascostamente notevoli.

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