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di ALDO COSTA GLI COMMISSIONARONO un quadro, ma ne realizzò due, diversi come il giorno e la notte: ...

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Per questo ne creò uno del tutto diverso. Tra pochi giorni tutti potranno personalmente giudicare questa teoria. Infatti le due opere saranno esposte vicine, nel luogo che originariamente doveva ospitare il primo dei due dipinti: la chiesa romana di Santa Maria del Popolo. La prima «Conversione di San Paolo», poco conosciuta, perchè da sempre custodita in collezioni private, è al centro di uno dei più appassionanti enigmi caravaggeschi. La tavola, insieme al suo pendant, andato perduto, la «Crocifissione di San Pietro», fu commissionata a Caravaggio nel 1600 dal tesoriere generale della Camera Apostolica di papa Aldobrandini, Tiberio Cerasi, per decorare le pareti della sua nuova cappella in Santa Maria del Popolo, che l'architetto Carlo Maderno era stato incaricato di ristrutturare. I due dipinti dovevano essere eseguiti, per contratto stipulato tra Cerasi e Caravaggio, su tavola di cipresso. Con la morte del Cerasi, nel maggio 1601, a lavori appena iniziati, la vicenda si complica e nasce il mistero. I due dipinti, che dal 1605 sono nella cappella Cerasi, sono infatti su tela e non su tavola, come invece espressamente indicato nel contratto, mentre le due versioni su cipresso, che furono certamente dipinte per prime dal grande maestro lombardo, furono divise. E di queste, solo la «Conversione di San Paolo» non è andata dispersa. Questo quadro, il capolavoro su tavola di cipresso della collezione Odescalchi, dopo un delicato intervento di restauro, sarà ora esposto, dal 10 al 25 novembre, proprio nella Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo. Si tratta di un evento straordinario, in quanto per la prima volta dopo 400 anni, la tavola sarà sistemata nel luogo per il quale fu commissionata e dove, con ogni probabilità, non trovò mai dimora. La domanda che da sempre assilla gli studiosi è perché Caravaggio realizzò la seconda versione del capolavoro. Secondo Giovanni Baglione, storico nemico di Caravaggio, la prima versione su tavola venne rifiutata dal committente, ma oggi la possibilità di confrontare da vicino i due dipinti caravaggeschi apre nuovi scenari. La nuova ipotesi degli studiosi è che sia stato lo stesso Caravaggio, forse in accordo con i proprietari, a sostituire il dipinto quando, terminati i lavori architettonici nella cappella (i quadri furono sistemati solo nel 1605), si rese conto che l'impianto compositivo della prima versione su tavola non poteva in alcun modo adattarsi al complesso, ma angusto spazio della cappella, progettato da Maderno. I due quadri, impostati per essere visti da lontano, non erano visibili correttamente nella stretta cappella Cerasi. Se ciò sarà confermato dall'esposizione delle due versioni del dipinto, non solo sarà risolto il mistero della seconda versione, ma si potrà anche ipotizzare anche una diversa datazione delle opere su tela, situandole non nel 1601 come si è creduto finora, ma verso il 1603 1604, a ridosso del completamento architettonico della cappella. In tal modo, verrebbe modificata anche l'evoluzione stilistica di Caravaggio, rendendo più comprensibile le differenze tra le due «Conversioni di San Paolo», entrambe eccelse, ma espressione di linguaggi profondamete diversi. Una differenza che, secondo gli studiosi, emerge oggi con maggior prepotenza alla luce del restauro della tavola Odescalchi. La mostra, ideata dal Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del Lazio Rossella Vodret, consentirà, davanti agli occhi di tutti, di mettere a confronto l'opera con l'altra «Conversione di San Paolo», il dipinto realizzato su tela sempre da Caravaggio, che appunto senza spiegazioni ufficiali sostituì la prima versione su tavola e che dal 1605 decora la cappella di Santa Maria del Popolo. La straordinaria esposizione in

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