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Il punto

Ieri qualche verso ineducato (pochi per la verità) si è sollevato ai titoli di coda di «A casa nostra» della brava Francesca Comencini, che schierava nella pellicola una legione di attori noti ed esperti. Al di là dei meriti, comunque innegabili, del film, c'è da capire, se ancora ce ne fosse bisogno, se a queste benedette proiezioni stampa sia opportuno, o meno, manifestare la prima impressione a caldo sulla pellicola. Pareva che, dopo tante esperienze, si fosse tutti d'accordo: applaudire sì, si può. Andando dai «tiepidi applausi», alla «standing ovation». Se il film lascia perplessi un dignitoso silenzio in sala appare la cosa migliore. E chi deve capire capisca. Questo almeno per quello che riguarda i critici cinematografici i quali, scrivendo su quotidiani, piccoli o grandi, su settimanali o siti Internet o facendo servizi per testate televisive e radiofoniche, se devono stroncare un film sanno come e dove farlo. Poi ci sono quelli che vengono a guardarsi un film e poi, gli sia piaciuto o no, non sanno a chi dirlo. Siano esperti storici del cinema o semplici curiosi evidentemente non gli dà retta nemmeno la moglie (o il marito). Insomma, fischiano perché non hanno altro da fare. Sia chiaro però che i critici hanno un comportamento diverso. Quegli altri facessero un po' come gli pare. Questo è un Paese dove regna la libertà. Anche di fare versacci infantili. A. A.

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