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Il suo cinema

Un esploratore di stili e generi dello schermo

L'anno dopo, meno convinto, accolsi agli Incontri del Cinema di Sorrento un secondo film «La lettera scarlatta». dal romanzo di Hawthorne, in cifre molto meno personali. In seguito, per anni, ho preso nota con ammirazione di tutte le sue tappe più importanti nell'ambito di quello che avevamo cominciato a definire «Giovane Cinema Tedesco». La celebre trilogia del viaggio, «Alice nella città», «Falso Movimento», «Nel corso del tempo», nelle cifre di un cinema in cui predominava l'interpretazione, poi quelle sue soste non solo fra le strutture del cinema americano ma anche fra i suoi generi. Il giallo, con «L'amico americano», da un romanzo della Highsmith, e con «Hammett-Indagine a Chinatown», su Dashiell Hammett scrittore e personaggio. Quindi, dopo un breve ritorno in Europa con lo splendido «Stato delle cose», Leone d'oro alla Mostra di Venezia dell'82, un nuovo fortunato esperimento di adesione al cinema americano con «Paris-Texas», giustamente premiato a Cannes nell'84 per il suo finissimo approccio a un rapporto padre-figlio analizzato con tensioni forse eccessivamente intellettualistiche ma comunque convincenti. Come convinceranno non pochi dei film tedeschi realizzati subito dopo: soprattutto «Il cielo sopra Berlino», premio per la regia al festival di Cannes nell'87, con un seguito nel '93, «Così lontano così vicino», alle prese entrambi con un cinema il cui fealismo dichiarato accettava, nelle sue immagini, anche degli angeli. Meno riuscito, in mezzo, nel '91, un altro film di viaggio, «Fine alla fine del mondo», una riflessione non sempre coerente sulla magia dei ricordi. Per arrivare, fra la fine dei Novanta e i primi del Duemila, a una serie di film di ispirazione sempre molto eclettica, pur con intenzioni colte. Da quello che lo indusse a collaborare con Michelangelo Antonioni («Al di là delle nuvole»), al felicissimo documentario sulla musica cubana, «Buena Vista Social Club», alla partecipazione a un progetto di Martin Scorsese indirizzato a celebrare dei musicisti di blues (il film di Wenders si intitolava «L'anima di un uomo»), ai tre suoi film più recenti, di nuovo completamente americani «Million dollar baby», il più riuscito, non a caso premiato con quattro Oscar, tra cui quelli per il miglior film e la migliore regia, «La terra dell'abbondanza» e «Non bussare alla mia porta», così poco saldi, questi due, salvo qualche fiammata, che sembra abbiano indotto Wenders a tornare tra le fila del cinema europeo. Dove di certo avrà più fortuna.

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