Addirittura il confronto potrebbe essere trasmesso in diretta contemporaneamente da Rai, Mediaset, La 7 e Sky tg24. Eventualità che potrebbe verificarsi qualora fosse proprio il telegiornale diretto da Emilio Carelli ad aggiudicarsi l'«opa» sull'evento. E già, l'evento televisivo dell'anno, il cui osso non è stato ancora spolpato. A differenza dei grandi avvenimenti sportivi che da tempo hanno già un padrone. Non ci sono dubbi: lo scontro tra i due leader politici vale un festival di Sanremo, una grande partita. Tanto più in campagna elettorale e dopo tutta la manfrina che si è fatta e che si sta ancora facendo per arrivare a vederli l'un contro l'altro armati. Di argomenti, ovviamente. La campagna elettorale sta riconsegnando al pubblico italiano dei confronti politici palpitanti e di spessore superiore alla media. Il fatto di essere a pochi giorni dal voto permette di vedere in campo i big. E non più le controfigure di retroguardia dei partiti che troppo spesso partecipano ai salotti televisivi. Certo, tutt'altra cosa se pensiamo alle tribune politiche di una volta. Quelle memorabili in bianco e nero. Quelle addirittura rilanciate in videocassette dall'Unità in una promozione che ha avuto grande successo. Quelle che tutti ricordiamo. Allora bastava poco per fare ascolti. Un giornalista moderatore col compito di cronometrista, un cronometro luminoso al centro della trasmissione, con la lancetta dei secondi che scorreva inesorabile, alcuni giornalisti di testate nazionali (uscite dall'urna di un sorteggio), un pubblico di comparse in giacca e cravatta che fingevano di prendere appunti. E loro, i politici. Rigorosamente rispettosi delle regole e dei tempi. Praticamente l'opposto di quanto accade oggi, tra una telerissa e l'altra. Spesso vergognose e offensive. La prima tribuna elettorale andò in onda nell'autunno del 1960. Fu la Corte Costituzionale a dare l'ok. Il ministro degli Interni era Mario Scelba che diede il consenso a tutte le forze politiche per partecipare alla trasmissione. La formula - sotto il rigido controllo della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai - ebbe subito successo di ascolto. E ben presto i moderatori divennero popolari. Gianni Granzotto, Luciano Gambuzzi, Ugo Zatterin, Jader Jacobelli. Quest'ultimo all'inizio del suo mandato fu molto titubante prima di accettare un incarico così importante. A convincerlo fu Ettore Bernabei con la storica frase: «Non si preoccupi, alla tv ormai parlano cani e porci». Da parte sua invece Jacobelli ha consegnato alla storia una frase che la dice lunga sulla signorilità del personaggio: «Il servizio pubblico deve entrare nelle case degli italiani con educazione, togliendosi le scarpe». Così fece Jacobelli per ben 22 anni. Gli ascolti si aggiravano tra i 10 e i 15 milioni di telespettatori a puntata. Il cronometro e il moderatore facevano da spartiacque perfetto, dividendo in maniera equa e quasi maniacale, il tempo a disposizione dei politici per esprimere i propri concetti o rispondere alle domande dei giornalisti. Ad aumentare la popolarità di onorevoli e moderatori furono anche le imitazioni di Alighiero Noschese, che nelle sue trasmissioni «inimitabili» si esibiva in una tribuna elettorale o politica tutta sua, riproponendo in maniera divertente sia politici come Moro, Fanfani, Andreotti, Berlinguer, Almirante e Pannella, sia i moderatori. Indimenticabili Jader Jacobelli e Ugo Zatterin con tanto di lisca e fischio incorporato. Seppure i contenuti e gli argomenti fossero di alto spessore e di importanza strategica nella campagna elettorale, nessuno si permetteva di interrompere il collega e soprattutto non si sognava neppure di parlare sopra a colui che aveva il diritto di parola. Si faceva molta attenzione a non sovrapporre le voci, un'accortezza tutta radiofonica. Del resto quella televisione era figlia della radio (e della par condicio cronometrata). Tuttavia fin da quegli anni il telespettatore dimostrò di gradire maggiormente le puntate più pepate. Una delle trasmissioni che toccò ascol
di MARCO CASTORO TUTTE le tv fremono.
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