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«La televisione

cancella la memoria»

Il posto è l'Ambra Iovinelli, dove il Sig. Rossi il 21 febbraio arriverà con il suo nuovo spettacolo, «Chiamatemi Kowalski - il ritorno», in replica fino al 12 marzo, che ieri è venuto a presentare. «Lo spettacolo - esordisce Rossi - non è il rifacimento del primo (1987, ndr), piuttosto il recupero di alcune cose vecchie, compresa la voglia personale di ritrovare un mio antico alter ego (Kowalski era il Marlon Brando de "Un tram chiamato desiderio", ndr). Per questo ho dovuto fare una specie di match con la memoria, che è poi ne è anche il filo conduttore». «La perdita di memoria - continua - è una malattia professionale di chi racconta storie, perché dopo un po' di anni non sai più se riguardano te, i tuoi amici, o il tuo lavoro. Nel mio caso coincide anche con la perdita di memoria del Paese, che si accompagna anche alla mancanza di identità, all'infelicità, alla nuova povertà». Sul palco c'è anche un gruppo rock, del quale la bella Syria fa, come ha detto lei stessa, la «cantanta», interpretando la parte leggera dello spettacolo. «L'ho scelta perché ha una presenza scenica che si avvicina molto a quella che dovrebbero avere i teatranti, e che spesso i teatranti non hanno - ha precisato Rossi - e la band serve a farmi recuperare certe atmosfere oniriche». Sig. Rossi, quali sono i temi sui quali è imperniato Kowalski? «La perdita di memoria è un pretesto per parlare dei giorni nostri e per immaginare il futuro. La vera domanda è "ok, va bene tutto, ma dopo?"». Le hanno proposto di candidarsi alle elezioni? «No, ma non mi interessa. Ho le mie simpatie, sono di sinistra. Ma poi vedo i manifesti della destra e della sinistra, sono uguali, e penso: "ma io sono di sinistra?" Vedi una faccia da pirla, e poi scopri che è il tuo candidato». Cosa ne pensa di Ferrante? «È un poliziotto... però se vince e arresta la Moratti mi va bene (ride)». Lei ha anticipato le modifiche alla Costituzione (in il Sig. Rossi e la Costituzione). È un profeta o... «...o un portasfiga? Nell'86 io ho detto, di una persona che era solo un immobiliarista, che avrebbe comprato tutto, compresa la Costituzione, e ci ho preso, e che l'avrebbe fatta riscrivere a Mike Bongiorno, e lì ci sono andato vicino». Una volta ha detto che il vero bipolarismo è fra str… e non str… è così manichea anche la loro collocazione? «No, sono trasversali, sono spalmati ovunque». Il parlamento è una rappresentazione e non una rappresentanza, sono parole sue. Del Paese o di se stesso? «Volevo dire che rappresenta tutte le modalità del mondo dello spettacolo. Ma in fondo anche di se stesso. Girando l'Italia uno si accorge che esistono due realtà, una dei media, ed una della strada, con i problemi veri della gente. Nello spettacolo si parla anche di cose personali, perchè comunque il privato è politica, soprattutto per chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese». È questa la chiave politica? «Lo spettacolo è onirico, parto da fatti privati per cercare di ipotizzare un futuro. Recuperando alcuni vecchi ritratti profetici, attuali ancora oggi, cerco di capire. La mancanza di memoria è una malattia contagiosa, non si trasmette ancora da uomo a uomo, ma da televisione a uomo sì. Per cui il punto politico è che c'è l'emergenza di mandar via una persona. Ma dopo? La satira deve immaginarsi un futuro». E invece, guardando al presente, cosa ne pensa della vicenda delle vignette satiriche sull'Islam? «Io personalmente sono per la libertà d'espressione, però in un momento così delicato di guerre di religione, quelle degli altri le lascerei stare». E per quanto riguarda la satira in Italia? «Bè, negli anni '50 i politici erano dei veri statisti, avevano due o tre lauree, ed i comici erano cresciuti al bar. Adesso siamo noi che abbiamo le lauree e di politici vengono dal bar. Potrei sostenere tranquillamente un dibattito filosofico con molti esponenti del centrodestra». La televisione è la causa di tutti i mali

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