Al suo nome è legata un'intera stagione della storia della fantascienza, quella della cosiddetta "fantascienza sociale", che negli anni Cinquanta e Sessanta raccolse, intorno alla rivista Galaxy, un gruppo di scrittori che scrivevano storie per lo più satiriche, il cui scopo era mettere in mutande l'imperatore della modernità. Se si considera che la fantascienza, fino ad allora, si proponeva tutt'al più d'intrattenere il suo pubblico con anticipazioni avveniristiche sempre un po' a pera, oppure di distrarlo con saghe galattiche rubate ai film western e a quelli "storici", si può misurare la portata di questa rivoluzione. «Se i Fratelli Marx fossero stati scrittori, anziché attori, sarebbero stati Robert Sheckley», ha scritto Harlan Ellison, un altro importante talento satirico della scena letteraria americana. Elio Petri, il grande regista italiano, trasse dal suo racconto forse più celebre, «La settima vittima», un film intitolato «La decima vittima», di cui fu protagonista, negli anni d'oro della commedia italiana, Marcello Mastroianni. Sheckley scrisse centinaia di racconti, tutti memorabili, e anche parecchi romanzi, sempre considerando il futuro (il futuro, beninteso, sub specie fantascientifica, con le sue superastronavi e i suoi ultrarobot) una sorta di sfrenato happening teatrale. Scriveva fantascienza come Jules Feiffer e Robert Crumb disegnavano fumetti: ai suoi occhi il mondo era un'adunata di freaks e, insieme, una rassegna non stop di mostruosità sociologiche. Negli anni Settanta, rallentata un po' la sua attività letteraria, Sheckley era vissuto a Ibiza, sulla spiaggia e sotto un ombrellone. Poi era tornato a New York. Viaggiava molto. Quello in Ucraina, ahinoi, è stato il suo ultimo viaggio.
Addio a Sheckley
re della fantascienza
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