Anche la malinconia del quotidiano. Spenta la luce. Spento il televisore. Buio. Silenzio. Tace anche la voce del silenzio. Abbracciato dalla poltrona, solo, ti ricordi dei ricordi? Pausa. Intervallo. Te le ricordi quelle candide pecorelle che pascolavano, minuscolo gregge in bianco e nero costretto nel video, accompagnato dalla melodica modulazione musicale di tasti bianchi e neri d'un non visto pianoforte in sintonia con l'angelico suono di un'arpa dolcissima? E, te le ricordi, sulle pecore, le dieci lettere per la distensiva comunicazione senza audio: Intervallo? Un messaggio, quello, proditoriamente scacciato dal teleschermo, campo dell'odierna guerra guerreggiata dei consigli mediatici che, quando i bambini, dopo, andavano a dormire, veniva recitato da protagonisti degni di questa classificazione, nel singolare, coinvolgente teatrino della pubblicità come Carosello. Quando, le splendide gambe delle gemelle Kessler vennero parate a lutto con pesanti calze nere per sminuire i pensati pensieri osé. te le ricordi quelle pregevoli perfomances di Ellen e Alice venute d'Oltralpe a impreziosire l'arte di Tersicore con perfetti, professionalissimi, armonici passi di danza? Quando, d'Oltreoceano, era venuto lo scattante Donald, Benjamin, Lurio, minimizzato, in rapporto alla statura forse, nell'abbreviazione "Don" divenuta popolare, geniale coreografo e inventore di quel "Dadaumpa", la carta d'identità dello stesso, spettacolare Studio Uno. Te le ricordi quelle scene senza orpelli scenografici delle serate autunnali 1961 allestite al Teatro delle Vittorie, casa madre della oggi non più vista, straordinaria Mina, ammiratissima immagine di una tivù che non c'è più? Ricordi. Piccoli, determinati flashes di quando il piccolo (grande) Rascel aveva osato presentarsi nel ruolo di un improbabile corazziere, chiaramente schiacciato dal peso di questa casserola sulla testa che sminuiva la sua statura. Quando, te le ricordi quelle lunari considerazioni musicali sussurrate dal piccoletto intendevano suggerire serena serenità riferendosi all'altra metà del cielo dove indirizzava il suo "Tu sei romantica, amica delle nuvole"? Quando il piccolo (grande) Renatino non metteva in conto il successo si Sanremo e, te le ricordi? con quelle sue parole semplici, incuriosito con la tenera ingenuità del bambino, si chiedeva e ci chiedeva — dolcemente: Dove vanno a finire i palloncini? Quelli sfuggiti dalle manine dei fanciulli che, ma si, sono sempre gli stessi. E, quando i bambini fanno ohhh: che meraviglia!
TELERICORDI
Quelle notti a sognare le «gemelline»