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La tirannia degli imbonitori

Officiato magari da Maria De Filippi, a reti unificate, con Vespa e Mentana a girare il mestolo nella tv che si incarta su se stessa, e i politici affannati a cercare tate, vecchie zie, gourmet scaldarisotti, o a magnificare caffé, telefonini, e gli ambigui ballerini dell'892-892. Con il coté istituzionale messo a lungo sotto scacco dal nemico del Penombra e dal Re degli Ignoranti. E i giornalisti tritati nell'inceneritore della grande Televendita. Paolo e Adriano, l'attacco dei nuovi padroni. Hanno usato lo schermo per minacciare, riabilitare, concionare. Dividendo quasi salomonicamente il mondo noto in ciò che è rock e ciò che è lento, o preparandosi a svelarci "il senso della vita", come neppure Platone o Cartesio. Gli italiani, nel mezzo, costretti a prendere posizione, terrorizzati dall'eventualità di dire qualcosa di inviso all'uno o all'altro. Con la telecrazia che si trasformava, pian piano, in un contro-regime pop, dove non è previsto il dissenso o anche solo la perplessità. Poi, all'ora di cena, il colpo di scena. Messo di fronte alla durissima opposizione del pool sportivo del Biscione, che si era detto indisponibile a lavorare ancora con lui, Bonolis ha mollato la presa, e la conduzione del contenitore calcistico. Indignato, dice lui, per le «offese ricevute a "Controcampo"», dove Sandro Piccinini lo aveva accusato di essersi montato la testa «per troppa luce», e Giampiero Mughini gli dava del «camorrista» e del «miserabile». Dopo la notte più lunga della storia di Mediaset, a rimettere le cose a posto ha pensato direttamente lui: il premier. Il ratto di Monica. Bonolis aveva chiuso l'allarmante sermone domenicale a "Serie A" con una sorta di "ratto della Sabina". Tale era, visto, in controluce, l'invito a una esterrefatta Monica Vanali a seguirlo a Roma per il trasloco del programma. Accade infatti che - stando alle cronache rosa - la brava giornalista sia anche la compagna del "Penombra", l'insultatissimo direttore della struttura sportiva Mediaset Ettore Rognoni. Difeso, questi, da tutti i suoi collaboratori: la prima insurrezione era stata direttamente contro l'azienda, non appena spente le luci di "Serie A". Nessuno, sul ponte di comando di Cologno, aveva preso le difese dell'alto dirigente mazziato in diretta, e nessuno aveva avvisato la struttura sportiva di un ipotetico spostamento nella Capitale: da qui la proclamazione di uno stato di agitazione. Un passo indietro: stando agli "insider" di Mediaset, nell'incontro di sabato notte con Bonolis e Presta, Piersilvio Berlusconi non avrebbe dato alcuna garanzia per il cambio di sede al conduttore: e questi avrebbe forzato la mano in diretta. Per sbancare, secondo alcuni, o per rompere i ponti, secondo altri. Di certo, la coabitazione con Rognoni si era rivelata impossibile, gli ascolti non erano confortanti, e in ogni caso c'è da mettere a punto la complessa macchina del nuovo show "Il senso della vita", con il quale, tra due settimane da Cinecittà, Bonolis si giocherà davvero tutto. Anche per giustificare, con il suo talento, quel contratto da otto milioni di euro l'anno con il network commerciale, mentre Pupo apre i pacchi che è una bellezza e Mediaset prende regolarmente sberle dalla Rai. Anche l'altro ieri, per dire, l'accoppiata Baudo-Fiorello ha surclassato di nove punti il rivale, e nello scontro delle fiction, meglio la Veronica Pivetti "prof" della Luisa Ranieri "Callas". Lunedì mattina, interno lombardo. Mentre piovono le sdegnate reazioni all'intemerata di Bonolis di tutte le redazioni, sportive e non, dei grandi network nazionali, e anche la Radio Vaticana ricorda che «il calcio è già uno spettacolo, non serve un protagonismo da fuori campo», Piersilvio Berlusconi cerca la soluzione in un teso confronto con il presentatore. Il presidente Mediaset sa che, dopo aver acquistato i diritti tv sul pallone (a prezzi non di realizzo), non può g

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