Per Vito Panetta, presidente dell'Accademia dei Sartori, è questo l'unico diktat al quale i fashion victims dovrebbero sottomettersi. E invece no. «Forse», e il forse è sottolineato, «le donne ancora si salvano, ma gli uomini, loro, proprio no. Tanti sembrano "pacchi"» dice Panetta, «con le maniche delle giacche troppo lunghe e pantaloni che lasciano intravedere scarpe da Pinocchio». Una situazione che, è proprio il caso di dirlo, va rimodellata. Anche perchè solo in questo modo, secondo il presidente dell'Accademia, si combatte il mercato della Cina e del Giappone. Mercati che oggi, a fronte di una competenza tecnica raggiunta, mancano solo della capacità di disegnare e realizzare abiti di un certo tipo. Così, per non mancare di puntare sulla qualità dell'abito sartoriale, l'Accademia propone per l'autunno-inverno 2005/2006, doppiopetti per l'uomo e morbidi tailleur per la donna. Ci sono anche i gessati, che però non sono troppo vistosi, e le camicie dai colli semiaperti. Ricordano invece gli anni Trenta i cappotti, che si fanno più leggeri, mentre anche i colori si arricchiscono di riflessi che illuminano il viso. Rimane dunque sul piano della stabilità la collezione per questa stagione dell'Accademia («per sollecitare il gusto delle nuove generazioni», aggiunge Panetta), e lo fa con un gusto del passato che per la sartoria resta indubbio esempio di eleganza. A. C. T.
SMILITARIZZARE la moda.
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