Un'affermazione del genere è tuttora quanto mai attuale nonostante sia stata pronunciata a metà Ottocento da uno dei maggiori critici d'arte europei di quel periodo. Ma quel che più stupisce è il nome del critico in questione: Giuseppe Mazzini. Sì, proprio lui, il grande patriota e pensatore che ha inseguito per tutta la vita l'ideale di un'Italia unita e repubblicana. Oltre a vari altri scritti d'arte, Mazzini elaborò infatti un bellissimo saggio in francese intitolato «La peinture moderne en Italie» e pubblicato nel 1841 su una rivista inglese, durante il suo esilio a Londra. Così ora, in occasione delle celebrazioni che Genova dedica al bicentenario della nascita di Mazzini (1805), verrà presentata in Palazzo Ducale, dal 21 ottobre al 12 febbraio, l'imponente mostra «Romantici e Macchiaioli. Giuseppe Mazzini e la grande pittura europea», a cura di Fernando Mazzocca e catalogo Skira. Il profondo interesse artistico di Mazzini, oltre che nel contesto di una sua predilezione personale, si inserisce perfettamente nel quadro articolato della sua teoria politica. Secondo il pensatore genovese, infatti, per creare una grande nazione bisognava prima forgiare la coscienza dei suoi abitanti attraverso la cultura e l'arte. E nel caso del popolo italiano Mazzini aveva individuato proprio nella pittura una delle matrici più forti di identità nazionale. Riallacciandosi al pensiero mazziniano, la mostra di Genova offre appunto un ampio panorama delle due maggiori correnti artistiche italiane di metà Ottocento: il Romanticismo e i Macchiaioli. Anzi, come ha sottolineato ieri a Roma Fernando Mazzocca durante la presentazione alla stampa dell'evento, «questa è la prima grande mostra dedicata in Italia alla pittura romantica». I maggiori protagonisti del preromanticismo (il geniale Canova, ad esempio) e del romanticismo (da Massimo D'Azeglio a Federico Faruffini, solo per fare due nomi) sono ben rappresentati, anche se giustamente il maggiore spazio viene dato a Francesco Hayez (con quadri di grande impegno come «Gli abitanti di Parga che abbandonano la loro patria» oppure con il bellissimo «Un pensiero malinconico»), esaltato dallo stesso Mazzini come il «genio democratico» e il «capo della scuola di pittura storica, che il pensiero nazionale reclamava in Italia». Ricca di capolavori è poi la sezione dedicata ai Macchiaioli, pittori rivoluzionari che traevano forza proprio dal pensiero mazziniano per proporre un'arte nuova che desse linfa vitale al rinnovamento dell'intera società. Di notevole forza sono in tal senso opere come «Le cucitrici di camicie rosse» di Odoardo Borrani o «In vedetta» del grandissimo Giovanni Fattori.
MOSTRA A GENOVA
Mazzini critico d'arte