Si è arreso dopo sette ore di paura l'imputato condannato pochi giorni fa nel maxi-processo di 'ndrangheta "Aemilia", Francesco Amato, che si era asserragliato dentro l'ufficio postale di Pieve Modolena, quartiere di Reggio Emilia. L'uomo, condannato a 19 anni e 1 mese, era armato di coltello. Secondo la prima ricostruzione avrebbe preso in ostaggio quattro dipendenti, tra cui la direttrice, facendo uscire tutti i clienti. L'uomo aveva chiesto di parlare con il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. In tarda mattinata una donna è stata liberata. Fuori dallo stabile la trattativa con le forze dell'ordine, che hanno chiuso le strade, è andata avanti per ore. "Ha fatto questo solo per chiedere giustizia, non per far male alle persone, per vedere se gli danno una condanna diversa", cosi' un cognato e una nipote di Francesco Amato giunti davanti all'ufficio postale di Pieve Modolana, nel Reggiano, dove l'uomo - condannato a 19 anni e un mese per associazione mafiosa nel processo Aemilia - stava tenendo in ostaggio 4 donne, tra cui la direttrice. Sul posto ci sarebbe anche il fratello dell'uomo. Secondo i parenti, quella di Amato sarebbe una protesta plateale contro una condanna pesante che ritiene ingiusta. "Vuole solo diminuita la pena - ha spiegato ancora il cognato - avere 19 anni sulle spalle una persona che non ha fatto nulla, fa bollire il sangue".
Latitante armato si barrica alle poste con quattro ostaggi. "Voglio parlare con Salvini", poi la resa
Francesco Amato è stato condannato nel processo "Aemilia"

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