La pasta è come il tricolore. E' il simbolo del Belpaese, uno dei prodotti, assieme alla pizza, alla mozzarella e al parmigiano, che rappresenta meglio il Made in Italy. Ma è anche uno dei cibi più contraffatti, oppure fatti passare per "nostrani", un fenomeno quest'ultimo che è stato battezzato "italian sounding", facendo riferimento a un prodotto che "suona" come italiano, mentre italiano non è. E' il caso delle 350 tonnellate di pasta sequestrate oggi dalla Guardia di finanza e dall'Ufficio antifrode dell'agenzie delle dogane di Genova. La pasta era prodotta in Turchia, ma la dicitura era poco leggibile e facilmente cancellabile. Al contrario, erano ben visibili ed evidenziati i simboli riferibili alla qualità e alla tradizione del nostro prodotto. Un modo per trarre in inganno il consumatore e per fare facili guadagni. Per questo è scattato il sequestro preventivo, che è stato confermato dalla Corte di Cassazione, ipotizzando il reato penale di "vendita di prodotti industriali con segni mendaci" previsto dal codice penale. Le esportazioni italiane agroalimentari sono in veloce crescita e rappresentano un affare da 34 miliardi di euro all'anno, la filiera vale l'8,7 per cento del prodotto interno lordo e garantisce 3,3 milioni di posti di lavoro, cioè il 13,2% degli occupati. secondo una stima, i prodotti "italian sounding" valgono sessanta milioni di euro, il doppio di quelli "veri" che esportiamo nel mondo. Negli ultimi dieci anni il fenomeno si è triplicato e begli Stati Uniti solo un prodotto su otto di quelli che vengono venduti come italiani sono autentici. Il danno non è solo economico e commerciale, ma anche d'immagine, perche' il "fatto in Italia" ci rappresenta come la bandiera.
Sequestrate 350 tonnellate di pasta turca
La Cassazione conferma il sequestro preventivo

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