IL PUNTO SULLE INDAGINI

Pietracatella, saranno ispezionati 155 computer: cosa cercano gli inquirenti

Le indagini tradizionali, affiancate dagli accertamenti scientifici, saranno decisive per risolvere il “giallo di Pietracatella”, come è stato ribattezzato dalla stampa. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha disposto una serie di ispezioni informatiche sui computer in dotazione a tre istituti scolastici, dai quali potrebbero essere partite le ricerche sulla ricina, il potente veleno che lo scorso Natale ha ucciso Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, rispettivamente mamma e figlia. Il primo controllo è previsto per martedì 13 ottobre all’Istituto Agrario di Riccia, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito dell’amica di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Il giorno successivo, mercoledì 14 ottobre, gli accertamenti proseguiranno al Liceo Scientifico dello stesso comune, dove l’amica di Gianni insegna matematica. La terza ispezione si svolgerà al Liceo Classico di Campobasso, frequentato sia da Sara sia dalla sorella Alice. Complessivamente, saranno sottoposti a verifica tecnica 155 computer.

Emerse ricerche sulla ricina

Come si legge nei decreti che la Procura di Larino ha emesso per disporre le perquisizioni informatiche, nelle corso delle indagini sono emerse “navigazioni e interrogazioni su piattaforme web di interesse investigativo”, scrive l’agenzia di stampa Adnkronos che, lo scorso 2 ottobre, aveva anticipato la notizia. Ma c’è di più. Le ricerche, riferite alle parole come “veleno” e “ricina”, sarebbero state effettuate da persone non ancora identificate, ma alle quali gli investigatori potrebbero eventualmente risalire a seguito dei nuovi accertamenti tecnici. Intanto la Squadra mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, ha già acquisito i dati identificativi dei dispositivi che saranno ispezionati la prossima settimana. La svolta sembra dunque essere molto vicina.

Il punto sulle indagini

L’inchiesta per duplice omicidio aggravato dal mezzo venefico, che al momento procede contro ignoti, è stata avviata lo scorso marzo. Inizialmente l’indagine mirava a verificare se vi fossero eventuali responsabilità da parte dei medici dell’ospedale di Campobasso nella gestione clinica delle due donne, le quali avevano manifestato sintomi riconducibili a un’intossicazione alimentare e per questo motivo, a più riprese, si erano recate al pronto soccorso del nosocomio molisano. Tuttavia, nei mesi successivi, lo scenario investigativo è cambiato. Gli esami tossicologici, unitamente agli accertamenti autoptici, hanno confermato infatti il decesso per avvelenamento da ricina. Non solo. Nei reperti biologici sarebbero state trovate quantità di veleno “pari a 140 volte la dose minima letale”, circostanza che ha indotto gli inquirenti a propendere per l’ipotesi del duplice delitto. Lo scorso luglio è stato effettuato un sopralluogo nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella. Al termine delle attività sono stati sequestrati molteplici alimenti e oggetti; 73 campioni sono stati inviati agli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, centro specializzato in bioterrorismo, per essere esaminati. A metà marzo, subito dopo l’apertura dell’inchiesta, sono iniziate le audizioni di amici, familiari e conoscenti delle vittime. Complessivamente, oltre 200 persone sono state sentite come persone informate sui fatti. Quanto al movente, gli investigatori stanno approfondendo i rapporti personali all’interno della cerchia familiare e delle conoscenze di Antonella e Sara. Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, la pista passionale resta quella più accreditata.

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