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Lasciatemi nell’ex ospedale psichiatrico

Angela Di Pietro Magrissima, tutta occhi e tremiti, Veronica Panarello ha assistito all’udienza preliminare davanti al gup di Ragusa Andrea Reale durante la quale è stato affidato l’incarico a due...

Magrissima, tutta occhi e tremiti, Veronica Panarello ha assistito all’udienza preliminare davanti al gup di Ragusa Andrea Reale durante la quale è stato affidato l’incarico a due psichiatri di scavare nella sua mente. Due esperti chiamati a dirci se la madre di Loris Stival, il bambino di otto anni strangolato con una fascetta da elettricista il ventinove novembre 2014, sia sana di mente o meno. Professori di chiara fama, quelli nominati ieri mattina: Roberto Catanesi, docente di psicopatologia all’Università di Bari ed Eugenio Aguglia, docente di psichiatria nell'Università di Catania. Sono loro in poche parole che decideranno il futuro della donna. L’avvocato di Veronica Panarello, Francesco Villardita, ha scelto come consulenti Giuseppe Sartori e Piero Pierini; la Parte civile (costituita dal marito di Veronica, Davide Stival e dai suoi genitori) ha voluto invece la psicologa Maria Costanzo e lo psichiatra Giuseppe Catalfo. La perizia psichiatrica avrà luogo l’undici gennaio prossimo. Nel corso dell’udienza "tecnica" (resasi necessaria dopo la richiesta di Villardita di procedere attraverso il rito abbreviato subordinato ad una perizia psichiatrica per la sua assistita), Veronica Panarello ha chiesto di poter restare nell’ex ospedale psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gozzo, dove è stata trasferita dall’inizio di dicembre. Trasferimento, val la pena di sottolineare, che non ha niente a che fare con le perizie disposte nella giornata ieri ma con una decisione dell’amministrazione penitenziaria di Agrigento, alla luce della gravissima depressione di cui soffre l’imputata. L’accusa che pende su questa ventisettenne di Ragusa è quella di aver ammazzato il suo primogenito di otto anni, Loris, e di averne occultato il corpo nel canale di un mulino, alla periferia di Sata Croce Camerina. Una follia omicida che l’imputata smentisce, raccontando la sua mezza verità. Il bambino si è strangolato, lei in preda al panico lo ha buttato nel canale. Lascia stupiti il fatto che solo ora, a distanza di un anno dalla morte del bambino, si sia percorsa la strada dell’infermità mentale. Una madre sana di mente non uccide (qualora si stabilisse che l’ha ucciso lei, Loris) il proprio figlio. E Veronica Panarello, fin da bambina ha evidenziato problemi di carattere psicologico accentuati da dinamiche familiari non esattamente consone ad un sano sviluppo emotivo. Veronica Panarello non è insomma Annamaria Franzoni, cresciuta in una famiglia solida e sostenuta al di là di qualsiasi dubbio da marito e genitori. Veronica Panarello affronta, completamente sola, i suoi fantasmi.

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