Lo scontro tra la segretaria della Cgil Susanna Camusso e la Coop, il marchio «rosso» della grande distribuzione, va in scena nell'ultimo sabato prima di Natale con le città addobbate a festa e i negozianti che finalmente sperano di far partire lo shopping natalizio. La leader del principale sindacato italiano ha appena invitato i consumatori a disertare i negozi in segno di solidarietà nei confronti dei lavoratori della grande distribuzione che aspettano da oltre due anni il rinnovo del contratto di categoria. Poi, da piazza della Scala, a Milano, si rende conto che l'appello è caduto nel vuoto quasi ovunque visto che i centri commerciali, a differenza dei piccoli negozi, ieri erano pieni di gente. Ma soprattutto si accorge che proprio la Coop, storicamente di casa a sinistra, ha lasciato aperti tutti i punti vendita. Parole della Camusso: «Dicono la Coop sei tu: ma chi è questo tu? Dicono che siamo soci ma soci di cosa, che l'unico fine è il profitto. Ripensino allo slogan». Pronta la replica: «La prima missione della cooperazione di consumatori è garantire un adeguato servizio, tutelando così anche l'occupazione». Così è stato nei grandi centri commerciali. La conferma è venuta a fine giornata dalla Federdistribuzione, che ha «condannato» l'invito a non fare shopping della segretaria della Cgil e fatto notare come l'adesione allo sciopero è stata pari all'8 per cento, inferiore del 15% rispetto a quella della scorsa manifestazione del 7 novembre e ha dichiarato «non abbiamo avuto segnalazioni di punti vendita chiusi». Dunque tutti aperti cercando di risollevare le sorti di un commercio schiacciato dalla crisi, che pure stava cercando di intercettare timidi segnali di ripresa iniziati a settembre. Per la Confesercenti gli italiani spenderanno comunque 6,3 miliardi anche se faranno meno regali per parenti e amici salvando in pratica soltanto gli acquisti per i più piccoli. E in cima ai pensieri c'è la «solita» telefonia con gli smarthphone, seguiti da tablet e lettori e-book. Regali al rush finale secondo l'associazione di categoria che pure, a livello locale, non avverte alcun segnale positivo. «Non decolla l'acquisto natalizio – dice Valter Giammaria, presidente Confesercenti Roma – pensavamo che dopo il pagamento dell'Imu e la tredicesima qualche euro delle famiglie potesse andare ai regali ma così non è stato, fino ad oggi le vendite sono decisamente sotto tono rispetto allo scorso anno». D'accordo la Confcommercio Roma che parla di shopping in stallo, di commercianti che lamentano diminuzione sensibili degli incassi, di regali, quando ci sono, di piccole entità. Anche in centro storico, soprattutto ieri mattina, non era proprio aria di festa. I commercianti puntano il dito contro le targhe alterne, ritenute tra le principali responsabili dei mancati acquisti di Natale. E c'è chi, come la Cna di Roma, fa notare che soltanto nella Capitale si sono decise le targhe alterne per la terza volta nel giro di un paio di settimane mentre in città come Milano, Torino, Napoli, che hanno livelli di inquinamento addirittura più alti rispetto a Roma, questo stop alle auto non c'è stato. «Chiediamo che lunedì e martedì venga sospeso il provvedimento delle targhe alterne – tuona Giovanna Marchese Bellaroto, responsabile Cna commercio – il provvedimento rischia di costare 100 milioni di euro al commercio di prossimità romano». La Cna non si rivolge tanto al commissario Tronca, piuttosto al prefetto Gabrielli, alle forze politiche e ai presidenti di municipio perché convincano il commissario a ripensarci. Ma la decisione, tecnica e chiaramente per nulla politica, sembra ormai difficile dall'essere revocata. La quasi certezza, secondo la Cna, è che avendo imposto, oltre le targhe alterne, anche il blocco dentro la fascia verde dei veicoli inquinanti, la gente migra più volentieri fuori dal raccordo in direzione centri commerciali. Fatto che spiegherebbe da un certo punto di vista perché per questi ieri non è stata una giornata così negativa sul fronte delle vendite. Anzi, per Porta di Roma nel quartiere Bufalotta, per esempio, la giornata si è chiusa con il segno più. E non è stato certo un caso isolato.
La Cgil: niente acquisti Ma la Coop fa il pienone
Disertato l’invito a boicottare la grande distribuzione. L'adesione allo sciopero è stata appena dell'8 per cento
