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Yves e Musta, quei tiktoker anti maranza

Video, consigli e movida sicura: da due giovani di Reggio Emilia sfida social alle baby gang

Li vedi sempre negli stessi posti. Non i luoghi scelti, ma quelli rimasti: la stazione storica, via Turri, piazzale Marconi, le scalinate del Teatro Valli, i cortili dove l’erba non cresce più da anni. Spazi anonimi che qualcuno ha deciso di occupare con atteggiamenti spavaldi, linguaggio triviale e un’estetica fatta di piumini, catene e scooter truccati.

Insomma, i maranza. Un nome che non promette nulla di buono, se non la fotografia di un disagio che da tempo si è trasformato in emergenza urbana, prendendo il centro della scena con la violenza di un fulmine.

A Reggio Emilia, due ragazzi nati e cresciuti in città hanno deciso di fare il contrario di chi gira la testa dall’altra parte. Yves (Danis Tawiah, 21 anni, origini nigeriane e ghanesi) e Mustapha, noti come Yves e Musta, insieme a un piccolo team creativo, girano video su TikTok che spopolano.

Non fanno ironia leggera né meme per rubare un sorriso a buon mercato. Filmano le strade, nominano i posti da evitare se sei una ragazza, segnalano il degrado, i gruppi che trasformano la movida in zona a rischio. Il format più seguito si chiama, senza giri di parole, «Posti da evitare se siete ragazze».

Nasce da un’esperienza concreta: un’amica che non riusciva a raggiungere la stazione senza essere disturbata. Yves non si nasconde dietro eufemismi. Racconta ciò che vede: «Se ci sono neri che fanno casino lo dico, se ci sono egiziani che creano problemi in alcune strade anche. La gente vuole sentire la verità».

Non pretende di fare indagini sociologiche né di offrire soluzioni politiche. Si limita a documentare. I video superano le centinaia di migliaia di visualizzazioni, generano discussioni accese, raccolgono ringraziamenti di ragazze e di residenti che riconoscono quelle stesse strade.

Collabora con Mustapha e altri: Rayal, Lucas, Obi. Un gruppo di coetanei che usa lo strumento più potente della loro generazione – lo smartphone e TikTok – per fare cronaca di strada.

C’è un dettaglio che rende ancora più paradossale la scena. Yves e Musta stessi raccontano che i maranza che vanno a filmare, quasi per un rovesciamento della logica, li stimano. Li rispettano. Non perché condividano il messaggio di denuncia, ma perché Yves e Musta sono diventati due star di TikTok.

Nella gerarchia della strada e dei social, la visibilità conta più del giudizio. Essere «qualcuno» sullo schermo del telefono vale più dell’accusa di raccontare il degrado. È un segnale chiaro di come funzioni oggi il riconoscimento tra i giovani di certi ambienti: non conta tanto cosa dici, ma quanti ti guardano mentre lo dici.

Non sono outsider che osservano da lontano. Sono italiani, reggiani di seconda generazione che conoscono i quartieri, le dinamiche, i silenzi delle istituzioni e le urla dei spaccati più chiari di un problema che riguarda le periferie, i centri storici e le stazioni italiane.

Yves e Musta non pretendono di risolvere nulla. Non fanno politica. Non cercano di piacere a tutti. Semplicemente registrano. E nel farlo, mettono a nudo una verità scomoda: il degrado non è un’opinione, è un fatto che si vede, si sente e, per molte ragazze, si teme.

I loro video funzionano perché non inventano. Mostrano ciò che molti residenti già sanno e che troppo spesso le istituzioni faticano, specie in certe aree del Paese, a nominare senza retorica.

E rivelano anche un altro aspetto del fenomeno: nella cultura della strada contemporanea, la fama su TikTok può diventare una forma di protezione, o quantomeno di rispetto, anche da parte di chi viene filmato mentre occupa quei luoghi rimasti.

Il tempo stringe. Mentre i social amplificano le storie di chi denuncia e di chi minaccia, le strade restano le stesse. Campetti spelati, stazioni periferiche, cortili d’asfalto.

Luoghi rimasti. E due ragazzi di Reggio Emilia che, telefono in mano, hanno deciso di non lasciarli solo ai maranza.

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