«Non tocca al Copasir decidere chi saranno i nuovi vertici del Dis e dell'Aisi. Quello che noi chiediamo è che ci sia un’interlocuzione da parte del governo preventiva, prima della nomina o della conferma degli attuali». Il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, parlando con «Il Tempo» non si sbilancia sul «totonomi» per il cambio ai vertici delle due agenzie di intelligence. Ad aprile arriveranno a scadenza sia il direttore del Dis, Giampiero Massolo, sia quello dell'Aisi, Arturo Esposito. Circolano tanti nomi per la successione... «Sento fare anche io tanti nomi, ma francamente penso che sia ancora molto presto per individuare la quadra. Gradiremmo essere concultati dal governo prima della scelta». L'intelligence gioca un ruolo fondamentale in questo momento, soprattutto in Libia dove ci sono quattro connazionali rapiti. «Per i sequestrati si sta lavorando per ottenerne la liberazione, pur tra mille difficoltà, perché la situazione in Libia non è tra le più agevoli da affrontare. Quindi, da questo punto di vista meno se ne parla e meglio è. Ci affidiamo ai professionisti che hanno sempre seguito queste situazioni e di solito hanno portato risultati molto positivi». Riguardo la stabilizzazione del Paese? «Il contesto libico è frammentato. Sembra che lo schema messo a punto dal nuovo mediatore tedesco tutto sommato accontenti le parti. Mi auguro che questo avvenga, perché 40 giorni per pianificare una situazione di stabilizzazione del Paese e delle coste vorrebbe dire ottenere come risultato, fin da subito, il blocco delle partenze di clandestini verso l’Italia». La Ue ha messo in mora il nostro Paese per il rilevamento delle impronte digitali imponendoci di farlo anche con la forza. «Noi dobbiamo farlo perché dobbiamo sapere chi entra in casa nostra. Chi va negli Usa anche con un passaporto normale lascia le impronte, non capisco perché chi proviene da zone delicate o pericolose non debba essere obbligato a fare la stessa cosa. Per una questione di sicurezza, ed essendo una frontiera europea, dobbiamo garantire che questi controlli vengano fatti». Anche davanti ad un rifiuto? «Una volta che passa il messaggio che l’identificazione è obbligatoria la questione si chiuderà. Se i profughi non vorranno farsi identificare prenderanno altre strade oppure se ne torneranno a casa. Nessuno può escludere che con i barconi arrivino terroristi o gente che ha intenzioni ostili. Di certo un terrorista strutturato, su cui è stato investito tempo e denaro per la sua formazione, difficilmente utilizza la rotta del Mediterraneo, è più facile quella dei Balcani». L'Italia è a rischio? «Non esiste nessuna segnalazione o allerta specifico di questo tipo. Chi dice che non accadrà nulla vive nell’utopia, e chi dice che accadrà sicuramente qualcosa fa un po’ la professione del menagramo. C’è una via di mezzo che è quella di essere consapevoli che anche noi, al pari di tutti gli altri Paesi occidentali, siamo nel mirino». Il pericolo può arrivare dalle moschee? Andrebbero chiuse? «Basta applicare le norme urbanistiche. Se un ex negozio ha destinazione d'uso commerciale e non per essere luogo di culto, lo fai chiudere. Non si capisce perché queste leggi valgono solo per gli italiani. Io non posso accettare che ci siano istituti culturali con sede in un sottoscala. Se fossi un amministratore andrei a controllare tutte queste cose e chiuderei certe situazioni. I sindaci lo possono fare».
"Ricambio fra gli 007 Ma Renzi ci consulti"
Pressing del presidente del Copasir Stucchi Grandi manovre in vista dei rinnovi ai vertici
