«L'hanno fatto per Yara Gambirasio, lo facciano anche per mia figlia» aveva detto Guglielmo Mollicone, papà inconsolabile di Serena, la diciottenne di Arce uccisa il primo giugno del 2001. Dalla provocazione di un mese fa alla richiesta ufficiale il passo è stato breve. Il 7 gennaio prossimo, l'avvocato Dario De Santis che assiste Mollicone chiederà al Gup Angelo Valerio Lanna di disporre l'esame del dna per tutta la popolazione di Arce, il piccolo comune in provincia di Frosinone nel quale viveva Serena, trovata in un bosco di Anitrella con un sacchetto di plastica sulla testa, mani e piedi legati, un colpo alla nuca inferto probabilmente per tramortirla. La richiesta sarà avanzata formalmente nel momento in cui il gup sarà chiamato a decidere se archiviare o no l'inchiesta sulla morte della diciottenne. Il padre si opporrà e sarà allora che il suo legale domanderà che i 6 mila abitanti del paese ciociaro siano sottoposti all'esame genetico. «In realtà - ha spiegato De Santis - si dovranno individuare i ceppi familiari e fare un solo esame per famiglia, salvo poi approfondire in caso di riscontro. Ciò comporterà una spesa per lo Stato decisamente inferiore a quella che è stata necessaria per trovare il killer di Yara Gambirasio». Il delitto di Serena Mollicone è, inspiegabilmente, ancora senza un colpevole, nonostante sia stato commesso in microcosmo in cui tutti sanno tutto. E invece nell'ex ducato di Benevento, tra i vicoli di pietra che salutarono il passaggio di eroi del Risorgimento come Giuseppe Garibaldi, si nascondono segreti inconfessati. La storia di Serena Mollicone è lastricata di depistaggi, suicidi anomali, personaggi ambigui e ruoli tutti da assegnare. La giovane Serena, il primo giugno del 2001, esce di casa dopo aver salutato il padre con cui vive dopo la morte prematura della madre, per andare ad Isola Liri, deve sottoporsi ad una radiografia ai denti. Nessuno la vedrà più. O meglio, qualcuno che la vede c'è. Almeno fino alle 13. La vede pure un carabiniere, Santino Tuzzi, che si sparerà un colpo di pistola l'11 aprile del 2008, tre giorni prima di dover rivelare importanti circostanze relative all'omicidio. La verità sembra mostrarsi e poi nascondersi tra le mura del grazioso paese in cui la sera senti il profumo di aria buona e di legna che arde. Il 6 febbario 2003 viene arrestato un carrozziere, Carmine Belli, che esce pulito da tre gradi di giudizio nel 2006. Nessuno l'ha mai considerato colpevole. E allora chi ha ucciso Serena e perché? Ha scoperto una giro di droga e voleva denunciarlo? È stata vittima di un corteggiatore malato? No. Sul suo corpo, rinvenuto nel bosco di Anitrella il 3 giugno dalla Protezione civile, non vi sono tracce di violenza. E chi ha infilato nel cassetto della camera di Serena, una settimana dopo la scoperta del suo cadavere, il cellulare mai trovato? E chi, 7 giorni dopo, anche un sacchetto di hascisc? Nel 2011 arriva la svolta, lungamente attesa: vengono indagati l'ex maresciallo dei carabinieri di Arce Franco Mottola, suo figlio Marco, un altro militare, Francesco Suprano, e poi ancora il fidanzato di Serena Michele Fioretto insieme alla madre Rosina Parmigianoni. Due le ipotesi investigative: la prima è che Serena Mollicone volesse denunciare un presunto traffico di droga in cui sarebbe stato coinvolto l'amico Marco Mottola, il figlio del comandante della Caserma. La seconda ipotesi invece punta sulla pista passionale: ad ucciderla potrebbe essere stato il fidanzato, con l'aiuto della madre. Gli avvisi di garanzia sono necessari perché gli investigatori vogliono confrontare le impronte genetiche dei cinque con quelle (chiarissime) trovate sui legacci che tenevano stretti i polsi di Serena. La svolta si rivela un flop, il dna non coincide e adesso è arrivato il momento, per il gup Lanna, di chiudere tutto, in mancanza di prove.
«Serena come Yara, Dna per tutti»
Il padre della diciottenne uccisa nel giugno del 2001 presenterà richiesta al gup il 7 gennaio
