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Sciopero dei medici, oltre 200 mila incrociano le braccia

Impressionanti i numeri di una mobilitazione nazionale dei camici bianchi: adesione al 75%, circa due milioni di visite e 40 mila interventi chirurgici rimandati

Sono oltre 200 mila i medici che oggi hanno incrociato le braccia in tutta Italia per protestare contro i tagli delle prestazioni sanitarie. Questo significa circa due milioni di visite e 40 mila interventi chirurgici rimandati. Soddisfazione dunque per la massiccia adesione allo sciopero dei camici bianchi di oggi, arrivata a circa il 75% sia negli ospedali sia sul territorio. La esprime il Sindacato dei medici italiani (Smi) che rilancia proponendo un'ulteriore mobilitazione da gennaio. Lo Smi suggerisce, inoltre, lo sciopero telematico e una disobbedienza civile generale contro i compiti burocratici impropri che oberano l'attività dei camici bianchi. "Diciamo al Governo - dice Pina Onotri, segretario generale dello Smi - che non crediamo più agli assegni in bianco, alle promesse di investimenti per le assunzioni con risorse derivanti dai 'presuntì risparmi delle Regioni. Sui precari, sugli orari di lavoro, sulle carenze di personale, sulla modernizzazione delle cure primarie e del sistema di emergenza e del territorio, sulla complessiva qualità dei servizi per i cittadini, vogliamo risposte chiare, con risorse certe. No a giochi di prestigio". "Il successo della protesta di oggi deve essere lo stimolo per un'iniziativa unitaria ancora più forte da gennaio - conclude Onotri - Servono giornate di astensione, ma anche uno sciopero telematico contro tutti i compiti burocratici impropri che oberano il lavoro dei medici. Al ministro Lorenzin e ai presidenti delle Regioni un richiamo: si impegnino a tagliare le ingerenze della malapolitica e gli sprechi che ne conseguono, invece di fare liste di farmaci e prestazioni inappropriate, anticamera di un ulteriore depotenziamento e impoverimento della sanità pubblica"     I numeri e promesse del governo E mentre si è scioperato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha snocciolato alcuni numeri e ignettato ottimismo in un settore, che vede la salute delle persone al centro, evidentemente in crisi: da gennaio le Regioni potranno assumere medici e infermieri. A poche ore dalle prime notizie sull'emendamento del governo che permette l'aumento degli organici in sanità,  Lorenzin, spiega quali sono le novità contenute nella legge di stabilità. "Abbiamo lavorato su una stima di 339 milioni di euro per 6 mila assunzioni nel 2016. Metà medici e metà infermieri - ha detto Lorenzin - . Le nostre stime sono state fatte in eccesso e dalle analisi dei fabbisogni che le singole regioni dovrebbero farci avere per febbraio capiremo se sono adeguate". Insomma la ministra ha inteso ribadire oggi che la sanità non subirà più tagli: "Anche in questa legge di stabilità  - ha detto lorenzin in conferenza stampa al ministero sulle misure contenute nella legge di stabilità - abbiamo ribadito che la stagione dei tagli alla sanità è finita. Abbiamo individuato le leve per ottenere risorse dalla riduzione degli sprechi, non dei servizi, che vengono tutte reinvestite nel sistema sanitario". E poi ha continuanto con l'affermare che i margini di efficientamento del sistema sanitario sono ancora molto alti: "Noi stiamo dando strumenti alle Regioni per ottenere risparmi", ha aggiunto, "e stiamo anche avviando azioni di monitoraggio e controllo per vedere che poi queste cose vengano fatte". Tra gli elementi di efficientamento citati da Lorenzin "l'acquisto di beni e servizi nel settore sanitario con le centrali uniche di committenza", con "l'obbligo per gli enti del Ssn" di acquistare beni e servizi "esclusivamente attraverso le centrali regionali di committenza di riferimento o con Consip, la quale mi ha comunicato che entro pochi mesi avremo la siringa unica nazionale, un simbolo che fa capire che ai costi standard ci stiamo arrivando con i fatti»"

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