Alberto Stasi è colpevole, le prove a suo carico sono stati macigni intaccati solo superficialmente da indagini imperfette. La prova «regina» è costituita dalle scarpe Nike che il commercialista consegna ai carabinieri qualche ora dopo il delitto, in un afoso pomeriggio di agosto di otto anni fa. Le suole di quelle calzature sono immacolate, il Luminol non evidenzia tracce ematiche e neanche ne trova sui tappetini dell’auto del giovane. Come è possibile che l’inquieto biondino sia entrato nella villa di via Pascoli, si sia avvicinato alle scale che portano alla cantina (in fondo alle quali si trova il corpo di Chiara) senza sporcarsi? Il pavimento del salotto di casa Poggi, i gradini di quelle scale maledette sono l’equivalente di un macabro mosaico di sangue. Stasi dice di essere stato attento a non calpestare il sangue e viene creduto. Solo una perizia diposta dalla Procura accerta che il giovane avrebbe avuto una sola probabilità su dodici-tredici miliardi di non sporcarsi le scarpe. Il procuratore generale in Cassazione e il pool difensivo hanno ribattuto che dopo di lui, nella villetta bianca di via Pascoli sono entrate ventiquattro persone e solo una di loro si è sporcata. «È vero - ha affermato l’ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano - ma si può ipotizzare che tutte le persone entrate nella villa sapessero di non dover «toccare» tutte quelle tracce e che le abbiano accuratamente evitate». Altra prova: l’impronta del pollice dell’imputato sul dispenser del sapone, nel bagno del pianterreno. E ancora, la bicicletta nera che una vicina di casa vede appoggiata al muro della villetta negli stessi istanti in cui Chiara viene uccisa, intorno alle nove e trenta. I carabinieri sequestrano naturalmente la bici di Stasi ma non è nera e non ha il poggia-carichi. Lui non dice che nel garage di casa ne custodisce un'altra, nera e con il poggia-carichi. Si faccia attenzione a questo particolare perché il caso, anche in presenza della condanna di Stasi, non è chiuso. L'otto febbraio prossimo infatti inizierà il processo contro l'ex comandante dei carabinieri di Garlasco, Marchetto, accusato di aver dichiarato che non esisteva compatibilità tra la bici di Stasi e quella vista dalla vicina di casa. La dinamica omicidiaria porta ad Alberto Stasi perché piste alternative non hanno motivo di esistere. A chi, se non al proprio fidanzato, una ragazza appena sveglia, in pigiama, terrorizzata dai ladri, apre la porta dopo aver disinnescato l’allarme?
Colpevolisti: incastrato dalle scarpe senza macchie di sangue
Tracce dell'imputato anche sul dispenser del sapone
