La cieca furia terroristica non ferma l’attività di Papa Francesco ed ecco che, dopo le conferme del Segretario di Stato cardinale Parolin («l’agenda non cambia») arriva un altro appuntamento di grande rilievo che tuttavia presenta non pochi elementi di apprensione per la sicurezza. Domenica 17 gennaio, infatti, il Pontefice si recherà in visita nella sinagoga di Roma. Un evento molto atteso, dopo l’invito del rabbino capo Riccardo Di Segni e della comunità ebraica. Una visita che avverrà esattamente sei anni dopo quella di Benedetto XVI e a 30 anni da quella di S. Giovanni Paolo II ma che si svolgerà in un clima completamente diverso di comprensibile allerta dopo gli attentati di Parigi e le continue minacce degli estremisti islamici, sia nei confronti del Papa che degli ebrei. Ma al di là degli apparati di sicurezza che si preannunciano imponenti, la visita sarà un’occasione «di rinnovata gioia», come ha detto il portavoce della comunità ebraica Fabio Perugia. Riguardo agli attentati di Parigi, Perugia sottolinea: «Sicuramente le forze buone di questo mondo devono unirsi quando assistiamo a tragedie disumane. Credo che il Rabbino Capo di Roma e Papa Francesco avranno modo di parlare durante questa visita anche di quali sono gli sforzi di pace che vanno compiuti per dare una nuova iniezione di umanità in questa Europa ferita». Perugia ha anche anticipato che «non vedremo in prima fila le istituzioni ma la gente della comunità ebraica: da chi si occupa dei poveri ai giovani, fino agli ex deportati. Sarà una visita vera», non «ingessata». Intanto si avvicina sempre più il Giubileo. Ieri si è svolta la «Recognitio» della Porta Santa della basilica di San Pietro. Il cardinale arciprete, Angelo Comastri, ha guidato la processione del Capitolo della Basilica poi quattro «sampietrini» hanno forato a colpi di piccone il muro che sigilla la Porta Santa, estraendo la cassetta metallica custodita dal momento della chiusura del Grande Giubileo del Duemila con i documenti dell'ultimo Anno Santo, tra cui la chiave che consentirà di aprire la Porta Santa, le maniglie, oltre alla pergamena del rogito, mattoni e medaglie commemorative. La cassetta metallica estratta dalla porta è stata aperta con la fiamma ossidrica alla presenza del maestro delle cerimonie liturgiche del Santo Padre, mons. Guido Marini, che ha preso in consegna i documenti, e di mons. Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione. E a proposito di Giubileo, ieri, a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico all’Università Lateranense (dove il 3 dicembre si terrà una tavola rotonda sul tema «La Misericordia nella tradizione Cristiana ed Islamica»), il cardinale vicario Vallini ha risposto «assolutamente no» a chi gli chiedeva se avesse timori dopo le stragi di Parigi. «Io distinguerei - ha spiegato - Un conto è il Giubileo di Roma e un conto è questa barbarie accaduta a Parigi che ci addolora, ci rattrista, ci fa pensare e chiama in causa nella difesa della casa comune tutti i responsabili del mondo e anche i singoli cittadini. Ma un'altra cosa è l'Anno Santo straordinario della misericordia, che è un'esperienza di cui si ha quanto mai bisogno, proprio in questo momento in cui i rapporti fra gli uomini sembrano essere contrastanti fino al punto di arrivare alla violenza e al sangue». Il Giubileo, ha concluso, «deve essere un momento in cui tutti sono aiutati in un percorso di riconciliazione, di solidarietà, di giustizia, di rispetto e di pace».
L’allarme non ferma il Papa A gennaio visita in Sinagoga
Rischio altissimo, imponenti misure di sicurezza Il cardinale Vallini: «Nessun timore per il Giubileo»
