Attualità

Le ville «miracolate» del clan Di Silvio

Una raffica di denunce ignorate mentre erano in costruzione a Ferentino Oggi una è nel patrimonio del Comune. L’altra all’agenzia dei beni confiscati

Lo stile è quello noto, richiama alla memoria la pacchianeria caotica, sfavillante e feroce della villa del clan degli Anacleti nel film "Suburra", il lusso grottesco ed esibito come emblema di potenza e come monito di tante abitazioni sequestrate negli anni a Roma e dintorni da cui la pellicola ha tratto spunto. Eppure la genesi delle due mega ville costruite abusivamente a Ferentino, in provincia di Frosinone, da altrettanti membri della famiglia Di Silvio (strettamente imparentata con i Casamonica) di cui il "Tempo" ha ottenuto le foto merita di essere raccontata per quanto è emblematica. Perché è impossibile, un attimo dopo aver sorriso d’ironia davanti a un simile trionfo di statue, palme e colonnati e alla portentosa esplosione cromatica di interni saturi di stucchi e panneggi dorati, maxi schermi tv, poltrone rococò e grappoli di bottiglie di champagne, non farsi assalire da un interrogativo: come è stato possibile, nel Paese in cui la burocrazia soffoca in un groviglio di lacciuoli l’iniziativa del privato cittadino con il sogno di costruirsi una casa tutta sua, che istituzioni ed enti locali in quasi un lustro non siano intervenuti a bloccare e in seguito a demolire tutto ciò? È il 16 maggio 2011: è allora che per la prima volta la polizia locale di Ferentino segnala, in via Castagnola, l’esistenza di lavori completamente abusivi in corso per la costruzione di una villa. L’abitazione risulta intestata a Italia Del Prete, moglie di Pasquale Di Silvio. Entrambi sono esponenti della nota famiglia e sono oggi a processo per traffico di droga. Quasi subito interviene il sequestro: incredibilmente però, nell’apparente indifferenza generale, i sigilli vengono rimossi e la costruzione prosegue come se nulla fosse. Rimane lettera morta anche l’ordinanza di ripristino e demolizione dell’ufficio abusi edilizi del Comune di Ferentino del primo agosto 2011. I lavori continuano, fino a quanto l’intero edificio, lussuosamente rifinito, viene terminato nel settembre 2012. Il tutto nonostante le ripetute segnalazioni anche della squadra mobile e dei carabinieri del nucleo di Frosinone. Nel frattempo, dal 5 dicembre 2011, la villa è stata acquisita a titolo gratuito al patrimonio del comune di Ferentino. A quattro anni di distanza però, e nonostante oggi Italia Del Prete e il marito risiedano in un appartamento dell’Ater di Frosinone, l’immobile abusivo non è stato né demolito né destinato a un uso socialmente utile. Una storia analoga è quella della seconda villa, in via Forma Coperta a Supino, in provincia di Frosinone. L’abitazione è intestata a Romina Carturan, moglie di Gianni Di Silvio. Nel 2010 il manufatto viene segnalato in costruzione in assenza del titolo edilizio, solo quattro anni dopo (18 settembre 2014) arriva l’ordinanza di demolizione dell’ufficio abusi edilizi del comune di Ferentino. Quasi un anno dopo, ancora intatta, la villa è infine passata sotto la gestione dell’Agenzia per i beni confiscati alla mafia. In attesa di una decisione sul suo utilizzo, rimane in piedi: con i suoi interni sfarzosi e la grande piscina incastonata nel giardino. Due casi, che fotografano il caos regnante nella Capitale. Chi da anni lotta per far rispettare l’efficacia dei provvedimenti contro i beni dei clan segnala che sono ancora molte le confische da fare eseguire, ai sensi del codice antimafia del 2011, nei confronti di abitazioni dei Casamonica nel quartiere Romanina a tutt’oggi abitate in barba ai provvedimenti giudiziari.

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