I parenti uccidono più della mafia, titolò un settimanale riportando i dati Eures 2014 secondo i quali sempre più spesso tra le mura domestiche, in Italia, prendono forma dinamiche relazionali dagli esiti infausti. L'Italia è macchiata da stragi familiari pensate e poste in essere da figli furbi, figli psicotici, figli ingordi. Doretta Graneris, diciottenne di Vercelli intristita dal proprio peso corporeo e infastidita dalla severità dei genitori, nella notte tra il 13 ed 14 novembre 1975, con il fidanzato Guido Badini, uccide a colpi di pistola genitori, nonni materni ed il fratellino. A Parma, il quattro agosto 1989, il ventiduenne Ferdinando Carretta trucida i genitori ed il fratello Nicola, colpevoli di niente. Carretta soffre di una patologia psichica non diagnosticata da cui si libera (così ha detto lui) sparando e buttando in una discarica la famiglia. Viziato, affascinato dai foulard e dai soldi, Pietro Maso, l'ultimogenito ventenne di una coppia di ricchi agricoltori di Montecchia di Crosara, in provincia di Verona. Pietro ammazza padre e padre. Movente: l'eredità. Lui e due complici penetrano come in un film di Wes Craven nell'abitazione dei genitori nella notte tra il 17 ed il 18 aprile 1991. Il ventuno febbraio a Novi Ligure, l'inquietante sedicenne Erika De Nardo ed il fidanzatino Omar, ammazzano a coltellate la madre ed il fartellino undicenne di lei. Elemento che accomuna i soggetti finora descritti: sono tutti liberi.
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Da Maso a Carretta e Erika Stragi familiari in aumento