Dopo il "colpo fatale" subìto dal processo sulla presunta trattativa Stato-mafia con l’assoluzione dell’ex ministro Calogero Mannino, i pm palermitani tentano di puntellare la loro inchiesta attraverso le parole del colonnello Michele Riccio. Ascoltato nell’aula bunker di Palermo, dove i magistrati tentano di provare l’accordo fra Cosa nostra e pezzi delle Istituzioni, l’ufficiale dei carabinieri ha ripetuto quanto già raccontato al processo sulla mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, e cioè che in occasione di una riunione che si svolse a Roma nel 1995, agli ufficiali del Ros Mario Mori e Mario Obinu riferì che il 31 ottobre del 1995, in un casolare di Mezzojuso, a 30 chilometri da Palermo, si sarebbe tenuto un summit di mafia alla presenza di Zu Binnu . Un’occasione d’oro per catturare il capomafia, secondo Riccio, informato di quell’incontro da un suo confidente, il boss nisseno Luigi Ilardo, che avrebbe partecipato al vertice col superlatitante. Ma, sempre stando alle rivelazioni di Riccio, i suoi superiori, adducendo l’assenza di strumenti tecnici necessari ad intervenire, rimasero inerti. Il motivo, secondo i magistrati, era proprio la "trattativa" in corso fra lo Stato e l’ala "moderata" di Cosa nostra rappresentata da Provenzano. Una versione, quella del colonnello dell’Arma, rigettata, nel 2013, dal giudice Mario Fontana, che assolse Mori e Obinu. Ora ci risiamo. Riccio, infatti, è tornato a puntare il dito contro Mori, dimenticando, ancora una volta, alcuni particolari. Ad esempio che nel 2002, sentito come teste al processo contro l’ex senatore Marcello Dell’Utri, rivelò di aver avvertito delle confidenze di Ilardo anche la Procura di Palermo, e in particolare l’allora procuratore Giuseppe Pignatone. Ma quando, nel 2009, venne ascoltato come testimone proprio al processo sulla mancata cattura di Provenzano, l’allora procuratore di Reggio Calabria smentì Riccio senza tentennamenti: «Con certezza – disse Pignatone - non si è mai parlato, con il colonnello Riccio, di un prossimo incontro della sua fonte, il confidente Ilardo, con Provenzano (…). Se Riccio, Mori o Obinu ci avessero rappresentato la possibilità di catturare Provenzano a Mezzojuso, e di mezzi che mancavano, la richiesta non sarebbe passata inosservata. Né Riccio mi disse mai che Ilardo aveva incontrato Provenzano». La fragilità della credibilità di Riccio emerse anche in merito a quanto dichiarato, sempre nel 2009, dal colonnello Antonio Damiano, ex capo del Ros di Caltanissetta, il quale raccontò che al servizio di osservazione che quel 31 ottobre del 1995 i carabinieri misero in atto nei pressi del casolare di Mezzojuso, Riccio non era affatto presente, al contrario di quanto riportato nella relazione ufficiale. Infine va rammentato, come hanno fatto più volte i legali di Mori per sottolineare la scarsa attendibilità di Riccio, che nel 2011 il colonello ha subìto una condanna definitiva a 4 anni e 6 mesi in quanto, da responsabile della Sezione anticrimine del Nucleo operativo di Genova, nel condurre operazioni di infiltrazione nel narcotraffico, acquistava droga all’insaputa dell’autorità giudiziaria e se ne serviva per "pagare" le soffiate dei confidenti e ricavarne avanzamenti di carriera.
Stato-mafia, rispunta la mancata cattura del boss
Dopo il "colpo fatale" subìto dal processo sulla presunta trattativa Stato-mafia con l’assoluzione dell’ex ministro Calogero Mannino, i pm palermitani tentano di puntellare la loro inchiesta...
