«Sicuramente per il Pd è un momento difficile, c’è molto sconcerto, anche nella base, per come si è conclusa l’esperienza di Ignazio Marino». A parlare è Umberto Marroni, deputato e già capogruppo Pd al Campidoglio sotto la Giunta Alemanno. Ora che si fa? È vero che saranno archiviate le primarie? «Più che partire dalle formule, io definirei innanzitutto l’identikit del candidato. Dobbiamo pensare a un uomo o una donna che conosca bene Roma e abbia una grande capacità di governo, elementi che Marino ha dimostrato di non avere. Poi che sia una persona in grado di unire, dialogando con la città in tutte le sue componenti. Rutelli, ad esempio, è stato un sindaco che ha unito, mentre Alemanno ha diviso». Il candidato sindaco potrebbe provenire anche da fuori del Pd? «Certo. Purché però non si faccia a meno della politica, dei partiti. A Roma non è possibile». Ha in mente nomi? «Al momento no». Se Marino si candidasse con una lista civica potrebbe essere temibile per il Pd? «Il Pd non ha nulla da temere. Gli avversari naturali sono le destre e il Movimento 5 Stelle, che al momento appare favorito ma è battibile con una seria proposta di governo. Questo obbliga il Pd a mettere in campo una squadra, e non un uomo solo al comando, per amministrare bene Roma». Fino a qualche settimana fa il Pd difendeva Marino come un totem della legalità. Poi è diventato l’ostacolo da rimuovere. Come lo spiegherete ai cittadini? «Secondo me non è vera nessuna delle due cose. Né che Marino fosse l’uomo della salvezza, né che fosse la causa di tutti i mali. È stata fatta, come ha sottolineato Renzi, una valutazione sulla capacità di governare Roma, che non è stata ritenuta sufficiente». Orfini ha sbagliato qualcosa nella gestione della crisi? «Ha fatto quello che poteva in una situazione così difficile. Tuttavia voglio riflettere su un punto: dobbiamo tenere ben separate le questioni di carattere giudiziario, su cui la magistratura sta facendo un ottimo lavoro, da quelle politiche, inerenti il governo della città. Il Pd ha messo fine all’esperienza di Marino solo sulla base di quest’ultime. Ecco, se posso muovere un rilievo a Orfini, è che in alcuni casi si è rischiato di confondere i due piani». Ricordiamo la relazione di Fabrizio Barca sul Pd romano, definito partito cattivo, dominato dal clientelismo. È cambiato qualcosa da allora? «L’unico limite che vedo nella relazione di Barca è un elemento di astrattezza. Al contempo, tuttavia, è stata utile, perché da lì Orfini ha agito per riformare il partito sul territorio. Voglio ricordare comunque che a Roma il Pd nel 2013 ha vinto tutto, Comune e Municipi, e che è andato molto bene alle Europee nel 2014, quindi non sono d’accordo ad accettare accuse generalizzate verso il mio partito». Proprio perché il Pd ha vinto tutto a Roma, la caduta del governo della Capitale d’Italia non pone una questione per la segreteria di Renzi? «Il giudizio è stato esclusivamente sull’amministrazione Marino, la leadership di Renzi è intatta. Sicuramente, Renzi e il Pd ora avranno il compito di proporre per il governo di Roma una squadra di alto livello».
Marroni: «Serve qualcuno che conosca Roma Non è importante che sia di partito»
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