«È la strada giusta, al pari della dimostrazione che il programma precedente di dimezzamento dei morti per incidenti nel 2010 è stato rispettato. Anche se era difficile l’Italia ce la fece, Francia e Germania ottennero risultati analoghi. Quindi è possibile». Alessandro Bianchi, ex Ministro dei Trasporti nel secondo governo Prodi, oggi Rettore dell’Università telematica Pegaso, si dice convinto che i dettami imposti dall’Unione europea ai paesi comunitari su un argomento scottante come quello della sicurezza stradale - incidenti e morti dimezzati entro il 2020 - siano la sfida opportuna per voltar pagina. La velocità rimane il peggior rischio per la vita mentre si guida. Le regole esistono, le leggi pure. Cosa manca? «In fatto di sicurezza stradale abbiamo due riferimenti importanti. La legge sui punti che ha avuto un effetto efficace per la riduzione degli incidenti e le sanzioni per la guida in stato di ebbrezza. Ma servono nuovi strumenti anche se i controlli crescono: se ne è parlato di recente nel convegno organizzato da Pegaso». Il problema è che non si guarda alla realtà? «Sì, perché se è vero che la velocità è la causa maggiore degli incidenti, buona parte avvengono in città coinvolgendo pedoni e giovani. E i controlli sulle arterie minori non si fanno». In che modo? «Se si generalizzasse il divieto di superare i 50 chilometri orari in città stroncheremmo gli incidenti urbani. Ma servirebbe maggiore presenza delle forze dell’ordine. Si potrebbero specializzare i tanti corpi, coinvolgere i volontari. E c’è un aspetto da evidenziare: i cambiamenti tecnologici». Non ci si può voltare dall’altra parte di fronte al cambiamento delle abitudini. È questo il punto? «È necessario un dibattito sull’uso del telefonino alla guida. Gli smartphone hanno cambiato tutto. L’uso dell’auricolare prima bastava. I telefonini di oggi sono pc e servono regole drastiche per i conducenti: infrazioni sanzionate con sospensioni di mesi della patente. Stroncare la vita di una persona o farla finire in ospedale per una distrazione è un attimo, e la fanno franca subito. E mettere un boccaglio per l’alcol test quando la causa è il telefono non porta a nulla. Il provvedimento in fatto di omicidio stradale va benissimo, ma si deve agire alla svelta su tutto». Quali deterrenti? «Formazione già a scuola, tornando all’educazione civica. Come università Pegaso siamo disponibili ad erogare programmi diretti a forze dell’ordine, funzionari ministeriali. E poi l’informazione, che non sono i cartelloni choc».
«Multe più servere a chi telefona guidando»
Il rettore dell’Università Pegaso: il codice della strada va cambiato Nuove abitudini e moderna tecnologia «hanno aumentato gli incidenti»
