Attualità

Il truffatore seriale perde la libertà ma non il vizio

Dalle Alpi all’Aspromonte, dal lago di Garda allo stretto di Messina, quella del «lavoro in cambio di denaro» è una truffa classica e diffusa nel Belpaese. Gli episodi sono numerosi, dal Piemonte...

Dalle Alpi all’Aspromonte, dal lago di Garda allo stretto di Messina, quella del «lavoro in cambio di denaro» è una truffa classica e diffusa nel Belpaese. Gli episodi sono numerosi, dal Piemonte alla Sicilia, passando per la Capitale, come dimostra la recente condanna di due dipendenti del ministero degli Esteri. Gli ultimi tre sono emblematici. Nel marzo del 2014, gli inviati di «Striscia la notizia» pizzicano il quarantaquattrenne Giovanni Compagnone, da Pozzuoli, in un bar. Segue consueta corsa d’inseguimento dell’inviato tv. Compagnone, lo scorso 7 gennaio, è stato condannato a 4 anni e 4 mesi in primo grado. Il giudice ha preso così in simpatia l’imputato, che gli ha comminato un anno e mezzo in più di quanto chiesto dalla pubblica accusa. Compagnone, dipendente di una ditta di telecomunicazioni di Pozzuoli, era accusato di aver truffato 26 persone, spingendole a versargli dai 5 mila ai 15 mila euro di «mazzetta» per ottenere un contratto a tempo indeterminato nella «sua» azienda. Una delle vittime era una sua collega, che voleva trovare un posto all’ignaro marito disoccupato. Problemi di lentezze burocratiche e «ingranaggi non ben oliati»? Ci pensava Nicola Impeduglia, 50 anni, che si spacciava amico di un funzionario pubblico e prometteva posti di lavoro alla Regione Piemonte. Il prezzo? 530 euro. Ma di vero non c’era niente e, scoperto il raggiro, i due disoccupati di 27 e 37 anni che avevano inizialmente abboccato all’amo e l’11 marzo scorso lo hanno fatto arrestare. Ma non era la prima volta che finiva nei guai. Nell’ottobre 2012, Impeduglia era già finito in manette per aver finto di essere un ispettore di Ps e aver garantito un posto in Polizia alle sue vittime. Scendiamo, infine a Siracusa. Qui è stato colto in flagrante Vincenzo Reale, 55 anni, impiegato all’ex provincia della città, oggi Libero Consorzio. L’accusa era di truffa aggravata e continuata. Reale è stato fermato dopo aver intanscato 100 euro a saldo di un pagamento di 260 da una donna alla quale aveva assicurato un lavoro nell’ente locale. Ma la donna non era il suo unico obiettivo. Le indagini su di lui, infatti, sono scattate in seguito a una serie di denunce. E anche l’impiegato dell’ex provincia siracusana, come quello torinese, era già stato arrestato. Era il 2012. E i reati ipotizzati nei suoi confronti furono millantato credito e falsità materiale in atti pubblici. Il truffatore perde la libertà, ma non il vizio.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.