Alla fine Giorgia Meloni ha portato a casa il risultato. Dopo trattative tenaci ma concrete, incontri formali e informali, dibattiti, ricomposizioni e sintesi, la premier torna dal Consiglio Europeo di Bruxelles con due vittorie in tasca, oltre a diverse aperture su una maggiore flessibilità di bilancio. Trattative che la stessa premier ha definito «lunghe ma costruttive», attraverso le quali l’Italia è riuscita a ottenere risultati positivi per famiglie, imprese e, più in generale, per l’intero sistema-Paese. Nelle conclusioni approvate sulla competitività dal Consiglio europeo sono state infatti recepite diverse priorità promosse dal nostro Paese, in particolare sulla necessità di ridurre i costi dell’energia e di intervenire sul sistema degli Ets (ovvero i costi applicati alle emissioni di CO2, che impattano sui costi dell’elettricità).
Il primo risultato ottenuto è quello sul «decreto bollette», sul quale è stata trovata una sintesi favorevole: «Abbiamo chiuso con la Commissione europea la trattativa sul decreto bollette - ha spiegato Meloni a margine del summit -: misure che avevamo approvato tempo fa ma che avevano bisogno di un ok ulteriore». Un risultato «molto importante», perché interviene «sulla generazione del prezzo dell’elettricità e sull’impatto che il costo del gas ha sul quel prezzo». Il che, ha proseguito la premier, «soprattutto nell’attuale contesto, ci consente sostanzialmente di intervenire per abbassare le bollette».
Altro obiettivo raggiunto è stato quello sul sistema dei crediti sulle emissioni inquinanti, tema assai complesso sul quale le divisioni tra gli Stati membri si sono fatte sentire con forza, con scandinavi e olandesi che hanno fatto muro sin dall’inizio. Ma, anche su questo dossier, il governo italiano è riuscito ad ottenere il massimo consentito: dopo una trattativa durata oltre dieci ore, in cui, come ha raccontato Meloni, «l’Italia è stata molto determinata», grazie anche all’appoggio di «altri Paesi» che condividono «il fatto che una certa rigidità nell’utilizzo di alcuni strumenti finisce per peggiorare la situazione». Sulla questione è stata ribadita la necessità di tutelare la competitività industriale europea, di contrastare il rischio di delocalizzazione delle produzioni e di ridurre la volatilità del prezzo della CO2 al fine di attenuarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità. In particolare, sul meccanismo chiamato Ets2 - che dovrebbe entrare in vigore nel 2028 e che dovrebbe “colpire” anche case e trasporto su gomma - l’Italia ha ottenuto la richiesta alla Commissione di aggiornare la valutazione di tutti gli impatti del nuovo sistema, con particolare riguardo «alla sua configurazione e alle misure di salvaguardia». Soddisfatta anche in questo caso la premier, che si è detta «contenta del fatto che nelle conclusioni del Consiglio europeo» siano entrate «diverse questioni che avevamo posto nelle scorse settimane, anche nel documento scritto insieme alla Repubblica Ceca relativamente proprio alla questione degli Ets».
Non solo bollette e “tasse” sugli inquinanti, però. Un punto è stato segnato anche sul tema della flessibilità di bilancio, altro ambito in cui i leader europei sono profondamente divisi, con la Germania a guidare la frangia dei «frugali», assolutamente contrari a qualsivoglia revisione. Nonostante le opposizioni incrociate, l’Italia ha ottenuto aperture significative. Ad annunciarlo è stata la stessa Meloni: «Sono ottimista, ho parlato con la presidente von der Leyen sulle richieste che l’Italia ha fatto in materia di maggiore flessibilità per affrontare la situazione complessa che gli Stati membri stanno vivendo». Parlando poi di «significativi progressi», fiduciosa che «ci siano margini per avere maggiore flessibilità» anche per ciò che riguarda «gli investimenti sull’energia». La prontezza italiana, per contrasto, ha messo in evidenza la posizione anacronistica del cancelliere tedesco Merz, il quale ha annunciato un nuovo vertice dei 27 il 4 febbraio su competitività e mercato unico: una scadenza obiettivamente troppo lontana per un’emergenza così pressante come quella che l’Ue sta vivendo oggi.
Sull’Ucraina - di cui ieri si è parlato a lungo durante il vertice con Volodomyr Zelensky che ha chiesto all’Ue nuovi fondi e nuove armi per affrontare il conflitto nel prossimo inverno - l’Italia ha ribadito il suo sostegno incondizionato alla causa di Kiev: «Noi cerchiamo di aiutare come possiamo, quando ci sono aiuti che possiamo mandare chiaramente facciamo la nostra parte come sempre», ha detto la premier. Ribadendo infine che «la Russia vuole un’escalation, ed e per questo motivo che il nostro impegno per la pace deve andare di pari passo anche con un aumento della pressione che eserciteremo sull’aggressore». Riproduzione riservata
