Sono stati momenti carichi di tensione quelli che ieri hanno accompagnato, nel quartiere ebraico di Roma, le commemorazioni del 16 ottobre 1943. Nella data che ricorda il rastrellamento nazifascista nel ghetto della Capitale, la deposizione istituzionale delle corone di fiori davanti alla Sinagoga centrale è stata turbata dall’arrivo di una sostanziosa delegazione dell’Anpi. E questo nonostante, giorni addietro, l’associazione partigiana fosse stata ufficialmente invitata dal presidente Victor Fadlun a non presenziare. Troppi gli affronti ricevuti negli anni da parte dei fazzoletti rossi, che da tempo hanno ormai deciso di sfilare il 25 aprile con i vessilli palestinesi arrivando perfino a contestare la Brigata Ebraica e le bandiere di Israele. «Ero lì come rappresentante della Commissione Cultura, e quindi del Parlamento, alla cerimonia istituzionale ci racconta l’onorevole Federico Mollicone, del partito Fratelli di Italia - Come noto era stato fatto un civilissimo e risoluto appello all’Anpi di non presentarsi ma, con grande stupore e poi indignazione, sono invece venuti a ranghi abbastanza corposi». È stato proprio nel momento in cui l’organizzazione partigiana si è avvicinata col suo gonfalone blu, che la protesta è scattata da parte dei tanti presenti dietro le transenne nello spiazzale. Oltre alle rappresentanze ebraiche locali e nazionali, infatti, c’erano anche i nipoti delle 1.022 persone deportate e mandate a morire ad Auschwitz ottant’anni fa. Da loro è arrivata la contestazione più dura, al grido di «fuori» e «dovete andare via» finanche «vergogna». Segnale evidente di un rapporto ormai saturo e compromesso, ma anche della volontà di non lasciare più senza risposta la irrefrenabile deriva dell’Anpi.
Pare dunque evidente, prosegue Mollicone, che «chi ha una tolleranza e sfila con i centri sociali, antagonisti che manifestano con le bandiere di Hamas e considerano in maniera delirante il 7 ottobre come resistenza, non possa poi avere la doppia morale di pretendere d’essere accettato in un momento così doloroso. Specie nei giorni in cui l’antisemitismo ormai è diventato un pericolo concreto, nella cronaca di aggressioni che si consumano all’ordine del giorno».
L’associazione, da tempo, assume sempre più i connotati di un «soggetto politico» ben distante dai valori originari e a scapito della sua natura «testimoniale, di iniziativa e cerimonia». Si inserisce in questo cambio di passo la partecipazione dell’organizzazione alle proteste contro il ddl antisemitismo che, in maniera esplicita e al riparo da qualsiasi errata interpretazione, non vieta alcuna critica politica nei confronti dei governi israeliani ma anzi mira solo a contestualizzare l’odio antiebraico nella sua nuova veste dell’antisionismo. Un «sinonimo e sillogismo» dagli effetti pericolosi, per il quale «gli ebrei, ma anche i turisti israeliani, si trovano a rischio e vengono aggrediti semplicemente perché indossano la Kippah o per la propria provenienza». Scenario distopico per il continente che fu teatro della Shoah. «In una Europa civile questo non può accadere», ha concluso Mollicone.
Riproduzione riservata
