Ci sono chilometri e chilometri di strade importanti sotto la lente d’ingrandimento degli uomini del Gico della Guardia di Finanza che giovedì ha smascherato un vorticoso giro di mazzette prosperato negli uffici della condirezione generale tecnica della Anas. Le Fiamme Gialle, su disposizione della Procura capitolina, hanno infatti posto sotto sequestro gli incartamenti di tutti gli appalti della Tecnis e della Cogip, le due aziende riconducibili agli imprenditori catanesi Bosco Lo Giudice e Costanzo. Tra i tanti lavori portati a termine dalle due imprese ci sono anche quelli relativi ad alcuni grandi cantieri della Salerno – Reggio Calabria, l’autostrada più "sfigata" del mondo che tra ritardi, incidenti sul lavoro e code da girone dantesco, ha tenuto in ostaggio buona parte del meridione per un decennio. Tra gli appalti vinti dai due imprenditori finiti agli arresti assieme ad altre otto persone gli investigatori starebbero infatti passando al setaccio le carte sulla terza parte del terzo macrolotto della A3. Un tratto di strada (11 chilometri) che collega tra viadotti e gallerie la Basilicata e la Calabria sui contrafforti del Pollino e che la Tecnis si era aggiudicata vincendo un appalto da oltre 277 milioni di euro. Perno degli affari maturati nelle stanze dei bottoni della Anas, sostengono gli inquirenti, era la "Dama Nera" Antonella Accroglianò: siciliana di nascita, romana d’adozione ma con profonde radici calabresi. E sono tanti i movimenti sospetti che legano la Calabria (e le interminabili opere infrastrutturali che arrancano sotto decenni di ritardi) alla dirigente il cui fratello è risultato trombato alle ultime elezioni regionali. Gli investigatori della Guardia di Finanza hanno infatti scoperto che anche i lavori per il riammodernamento della statale 106 (unica strada che collega il golfo di Taranto con l’estrema punta dello stivale) erano stati attenzionati dalla "Dama Nera". In questa occasione l’azienda che finisce per essere attanagliata da Accroglianò è la De Santis Costruzioni che si è aggiudicata un appalto importante a Palizzi, nel Reggino. Quello stesso lotto «è stato - scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare - già oggetto di indagini, condotte dalla Dda di Reggio Calabria, che nel gennaio 2012 hanno portato, tra l’altro, all’arresto di alcuni dirigenti Anas per infiltrazioni nei lavori da parte di aziende riconducibili all’organizzazione mafiosa Morabito-Bruzzaniti-Palamara di Africo». La Dama Nera nutre grandi progetti per questo lotto e si muove in diverse direzioni: in un primo tempo convince gli imprenditori dell’azienda (preoccupati dal forte rischio di stuzzicare gli interessi della mafia) ad affidarsi alle cure di un noto imprenditore in odore di crimine organizzato che avrebbe tenuto a bada gli interessi dei clan occupandosi del movimento terra. Subito dopo, annota il Gip, Accroglianò «esercita pressioni psicologiche sui De Santis, chiede loro l’assunzione di due operai e chiede ancora all’imprenditrice l’assunzione di un geometra allorquando avrebbero iniziato i lavori per la realizzazione di un opera appaltata Anas». È la stessa dirigente Anas ha chiederlo esplicitamente: «Quando iniziate i lavori - dice la "Dama Nera" alla De Santis Costruzioni - ve l’hanno già fatto il contrattoà poi ti do il nominativo di un geometra che è un ragazzoà».
Anas, anche la Salerno-Reggio Calabria ai raggi x
L’autostrada e la statale Jonica nel calderone del Gico della Finanza Scoperchiato un giro di mazzette. Perno degli affari la "Dama Nera"
