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Madre e figlia massacrate con l’accetta

Le due cinesi uccise in casa. In manette il suocero della giovane Il movente: l’uomo voleva che il figlio e la compagna si sposassero

Guai in famiglia, drammi intimi e chiusi fra le mura domestiche, che ieri sono sfociati in tragedia. Risultato: madre e figlia massacrate a colpi d’accetta dal suocero di quest’ultima, almeno così sospettano gli investigatori che indagano sul duplice omicidio di due cinesi avvenuto a Pordenone, in Friuli. «Il movente del delitto non è ancora stato accertato con precisione: si tratterebbe comunque di dissidi e di intrecci di natura familiare probabilmente aggravati da motivi economici», ha confermato il dirigente della Squadra Mobile di Udine Massimo Olivotto, riferendosi al doppio assassinio avvenuto nella tarda serata di lunedì: due cittadine cinesi - madre e figlia, Shuie Yang di 49 e Haiyan Wang di 22 anni - sono state uccise a colpi di accetta dal consuocero cinquattottenne Yongxin Wu, subito arrestato dagli agenti. Su di lui pende l'ipotesi di duplice omicidio in flagranza essendo stato fermato in prossimità dello stabile dove è avvenuto il «fattaccio». Al momento non gli è contestata la premeditazione. Le indagini sono state estese anche a Milano, città nella quale l'autore della mattanza lavorava e abitava. A scatenare la furia omicida di Yongxin Wu, forse il fatto che la figlia non fosse regolarmente sposata e che fossero nati due «nipotini» senza che venisse contratto il matrimonio, che l'uomo riteneva invece un passaggio fondamentale. Anche per questo motivo i rapporti con la consuocera erano burrascosi da anni. È stato appurato che le due donne erano rientrate il giorno prima, dopo tre settimane trascorse nel proprio Paese d'origine, mentre l'assassino era giunto in treno nella serata di lunedì da Milano, dove lavora e abitava. Gli investigatori, nell'abitazione del centro di Pordenone dove è avvenuto il duplice delitto, si sono trovati di fronte a una scena macabra, con sangue ovunque e l'arma del delitto ancora sul tavolo, probabilmente trovata in cucina. Nello stesso appartamento risiedevano anche il genero e la figlia dell'assassino (la coppia ha due bimbi piccoli), che non erano presenti al momento dell'aggressione. Numerosi i colpi inferti alle vittime, si ipotizza una ventina, che le hanno raggiunte in tutto il corpo, ma in particolare al collo e agli arti. A causa della violenza e della dinamica dell'azione, la vittima più giovane è stata praticamente decapitata. «Quanto accaduto - ha affermato il Questore vicario di Pordenone, Ciro Pellone - non deve però far pensare che esista un allarme sociale in atto. I tre delitti che si sono succeduti in pochi mesi sono assolutamente scollegati». In sette mesi a Pordenone sono avvenuti tre duplici omicidi. Il fermato è stato rinchiuso nel carcere del Castello. Per lui ieri in Tribunale c’è stato l'interrogatorio di garanzia e l'udienza di convalida del fermo.

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