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Merkel fa dietrofront: niente profughi a casa mia

La Cancelliera tedesca risponde «nein» alla Bild: «Il mio dovere è gestire la situazione»

Almeno lei, la Merkel, risponde alla fatidica domanda se ospiterebbe o meno un profugo a casa sua. Contrariamente ai nostri eroi, cioè Premier, Ministro dell’Interno, Presidenti delle Camere, che al Tempo abbiamo interpellato per giorni ottenendo solo la nebbia del silenzio. La Cancelliera, invece, ha detto alla Bild: «Non posso immaginare di ospitare profughi a casa mia per ora», aggiungendo il «pieno rispetto per chi lo fa» e specificando come il suo dovere «sia quello di fare tutto il necessario affinchè lo Stato sia in grado di gestire la situazione in modo sensato». Dunque viene giù, almeno di fronte alle menti meno sofisticate, un po’ di intonaco dall’affresco retorico costruito negli ultimi mesi, quello che la vede madrina dell’accoglienza, pur, sempre nell’interessata ricerca di un’immigrazione più «qualificata». Paga, la Merkel, gli effetti pratici delle «braccia aperte». Gli assalti ai centri che ospitano rifugiati quest’anno, hanno superato i 500. All’interno delle stesse strutture non sono infrequenti tafferugli, anche gravi, tra rifugiati di diverse etnie. E i numeri che preventivano circa un milione di arrivi entro fine anno (che sarebbero circa cinque volte quelli del 2014) prefigurano una prova non indifferente per il popolo tedesco in termini di ordine pubblico e compatibilità sociale. Ne deriva che la Cancelliera nelle ultime settimane ha dovuto affrontare la tormenta del dissenso interno. Sia tra le fila della Cdu, sia con l’alleato storico della Csu, il cui leader Horst Seehofer, governatore della Baviera, si è messo di traverso al messaggio merkeliano dell’accoglienza illimitata e del «ce la facciamo». Così, per la Cancelliera, spentisi gli echi suggestivi da papabile Nobel, si dipana un contesto politico grigio. La Cdu, come ha calcolato l’istituto Forsa, è al minimo storico di gradimento dal 2013, mentre cresce la destra di Afd, che in Baviera erode i consensi anche della stessa Csu. In calo anche la popolarità personale della stessa Cancelliera. Uno pseudo sondaggio lanciato dalla Bild, inoltre, avente come quesito la preferenza tra la linea Seehofer e la linea Merkel, ha dato un esito molto netto: su quasi 345 mila lettori intervenuti, o via web o via telefono, il 90% si è schierato con il governatore bavarese. E non giungono, certo, liete le notizie da Vienna, dove nelle elezioni comunali il «Partito della Libertà», euroscettico e filo Orban, è cresciuto di 5 punti, sforando il muro del 30%, mentre i socialdemocratici, che comunque mantengono il governo della Capitale austriaca, calano di 5. Quindi, proprio ieri, la Merkel ha raggiunto un accordo con Seehofer sull’istituzione di zone di transito alle frontiere tedesche. In pratica, saranno istituiti punti di controllo dove accertare da subito chi non ha requisiti da rifugiato, per poi rimpatriarlo. «Non sarebbe la soluzione a tutti i probemi, ma magari un contributo alla situazione dei migranti in Germania», ha affermato il portavoce della Cancelliera. Di certo, a incassare il punto è Seehofer. Mentre gli altri alleati di governo, la Spd, scendono in trincea ed esternano il loro dissenso. La Grosse Koalition, modello di teutonica solidità, scricchiola. In fondo anche le Madonnine, a volte, piangono.

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