Attualità

L’opposizione litiga e le riforme volano

Il via libera del Senato previsto in giornata

Le riforme costituzionali viaggiano veloci verso il via libera del Senato. Tanto che a palazzo Madama si dà ormai praticamente per scontata la fine dell'esame degli articoli del ddl già nella giornata di oggi, lasciando il traguardo del voto finale a martedì prossimo. Dopo l'accordo raggiunto all'interno della maggioranza e con la minoranza Pd, i rischi di incidenti in Aula sono - tirano un sospiro di sollievo nel governo e in casa dem - ridotti al lumicino. E aiuta anche l'Aventino scelto dalla Lega, che pur rimanendo in Aula non partecipa più alle votazioni. Una mano la danno anche i tempi: la gran parte delle opposizioni hanno infatti praticamente terminato i minuti a loro disposizione. Altro elemento che gioca a favore della maggioranza e del governo è la spaccatura che si è consumata nel fronte delle forze di minoranza. Evento, però, che ha riaperto una ferita interna a Forza Italia. Non solo per il malumore generato in molti senatori «falchi» dall'essere additati da tutti, Lega in primis, come stampella di Renzi, dopo il voto dell’altro giorno di 30 senatori azzurri su un emendamento. Ma perché, data per persa ormai la partita riforme, è alle alleanze politiche che diversi azzurri guardano e rompere ora l'asse con il Carroccio viene considerato un errore strategico. Tanto più in vista delle elezioni a Roma e delle amministrative a Milano e in altre importanti città. Insomma, è di oggi la riflessione sollevata all'interno del gruppo al Senato sull'atteggiamento da tenere in vista del voto finale: abbandoniamo l'Aula, è la tentazione di almeno una quindicina di azzurri, e lasciamo che il Pd si voti le riforme da solo. Ma la linea dell'Aventino non riscontra il favore dei vertici del gruppo a palazzo Madama - finora Romani l'ha sempre scartata - e stando ad alcuni fedelissimi, nemmeno Silvio Berlusconi sarebbe entusiasta dell'idea. La decisione verrà presa martedì, poco prima del voto finale. Intanto la maggioranza vola a vele spiegate verso il voto finale al Senato: nessun rischio sui voti segreti - anche se in una votazione scende sotto quota 150 - e c'è la compattezza sulle norme transitorie. Il governo ha presentato l'emendamento che stabilisce il termine di 6 mesi entro cui si dovrà varare la legge elettorale per i futuri senatori, mentre le regioni avranno tre mesi per adeguarsi. Insomma, il sistema di voto sarà approvato entro la legislatura. Il termine per la legge elettorale per l'elezione dei futuri consiglieri regionali-senatori decorrerà dopo che si sarà svolto il referendum confermativo. Recita il testo: «Anche ai fini di cui al presente comma, il termine di cui all'articolo 39, comma 6, ( sei mesi, ndr) decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.