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Renzi all’Onu: «L’Isis è alle nostre porte»

Lo Stato Islamico «può essere sconfitto sul campo», e «finirà con l’esserlo» perché «non ha nulla da offrire, eccetto violenza e morte»: una chiamata alle armi, quella con cui Barack Obama ha aperto...

Lo Stato Islamico «può essere sconfitto sul campo», e «finirà con l’esserlo» perché «non ha nulla da offrire, eccetto violenza e morte»: una chiamata alle armi, quella con cui Barack Obama ha aperto al Palazzo di Vetro, davanti a un centinaio tra capi di Stato e di governo, il vertice sulla lotta internazionale al terrorismo promosso dagli Usa. Due i convitati di pietra: i tagliagole del califfato, vero oggetto del confronto, e la Russia, che pur appellandosi al coordinamento delle iniziative anti-Isis non condivide la strategia delineata dal presidente americano, e tanto meno uno dei suoi cardini: la cacciata di Bashar al-Assad, storico alleato del Cremlino in Siria. Obama si è detto «convinto» che per sbaragliare una volta per tutte i jihadisti prima «serve un nuovo leader» a Damasco. Una posizione intransigente, quella ribadita ancora una volta dal presidente americano, dalla quale si sono discostati Mosca e il partner più fedele di Washington, David Cameron: per il premier britannico, infatti, Assad potrebbe invece restare al potere durante una fase transitoria. Per il resto Obama si è richiamato «alla diligenza, alla concentrazione e a uno sforzo prolungato da parte di tutti noi»: insomma, alla stessa concertazione che a suo dire ha reso possibili i successi militari della coalizione anti-Isis guidata dagli stessi Stati Uniti in Siria e Iraq. Palese l’irritazione russa davanti al rinnovato attivismo della Casa Bianca, a poche ore dal nulla di fatto in cui è sfociato il faccia a faccia tra Obama e Putin a New York. Mosca ha escluso come «non realistico» un comando unificato delle operazioni contro il califfato. Poi ha accusato gli Usa di aver di fatto boicottato il nuovo centro di coordinamento dell’intelligence militare, appena istituito a Baghdad. Infine ha liquidato il summit anti-terrorismo come una «mancanza di rispetto all’Onu». Il mondo sembra tuttora disposto ad affrontare le milizie del califfato solo in ordine sparso. Tanto da indurre il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, a dare l’allarme sul numero dei "foreign fighters", cresciuto del 70%. È il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, a rimbeccare il Cremlino che opta per «gli attacchi mediatici rispetto a quelli reali». «Anche la nostra Europa corre il rischio di veder crescere in casa propria il seme malvagio del terrorismo» ha detto il premier Matteo Renzi all’assemblea generale dell’Onu e invitando ad avere il «coraggio di guardare in faccia la realtà: l’Isis è un nemico pericoloso alle nostre porte».

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