Anche il Pentagono scopre l’emergenza immigrazione in Europa. E ritiene che durerà altri due decenni. «È un problema enorme», ha detto ieri il generale americano Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori Riuniti. Un’affermazione che rivela come il flusso infinito di migranti che dall’Africa partono per l’Europa è valutato dai leader militari Usa e della Nato come «una vera crisi». Tale flusso, ha aggiunto Dempsey davanti alle telecamere di «Abc News», è stata «la questione più preminente» discussa dai capi militari americani e dell’Alleanza Atlantica in occasione delle riunioni periodiche degli ultimi mesi. «Dobbiamo affrontare sia unilateralmente che con i nostri partner questa questione come un problema generazionale, e organizzarci e preparare le risorse ad un livello sostenibile per gestire (questa crisi dei migranti) per (i prossimi) venti anni», ha detto il generale. Riguardo la fotografia di Aylan, il bimbo di tre anni morto in un naufragio al largo della Turchia, il generale ha auspicato che l'immagine possa avere un effetto simile a quella del 1995 dell'attacco mortale alla piazza del mercato di Sarajevo, che spinse verso l'intervento della Nato in Bosnia: la comunità internazionale agì con maggiore efficacia per trovare una soluzione. «Mi ricordo che il mondo si è fermato e ha guardato Sarajevo», ha detto Dempsey. Che l’emergenza immigrazione sarà di lunga durata non è per molti una sorpresa. A ottobre Il tempo ha pubblicato un rapporto delle Nazioni Unite, che configurava lo «scenario etnico» nel Vecchio Continente nei prossimi 35 «anni. Nel dossier, intitolato «Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?», redatto dal Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu, vengono analizzati i movimenti migratori a partire dal 1995. Affinché l’Europa mantenga 728 milioni di residenti nel 2050 «serviranno 1,8 milioni di migranti l’anno», spiegano i relatori. In tal modo, tra 35 anni, il 18% degli abitanti dell’Europa (127 milioni di persone), sarà composto dai rifugiati e dai loro figli e nipoti. Senza gli stranieri, a dar man forte nell’industria, nell’agricoltura e nel terziario, i 47 paesi europei scenderebbero progressivamente fino a poco più di 600 milioni e non ci saranno più soldi per sanità, pensioni e servizi pubblici poiché un terzo degli europei sarà costituito da anziani che non lavorano e non versano contributi. Per quanto riguarda l’Italia, lo scenario più spinto disegnato nel report Onu, prevede oltre 35 milioni di immigrati entro il 2050 per «rimpiazzare» i lavoratori italiani. Visto che, a quell’epoca, gli over 65 saranno il 35% della popolazione e presupposto che il tasso di natalità per donna resti fermo a 1,2 bambini (negli Anni Cinquanta la media era 2,3). Lo scenario di minore impatto prevede lo sbarco di 12,9 milioni di stranieri. E la famiglia? È data per morta anche dall’Onu, il quale si limita a ricordare che la Francia nel 1901 vedeva nascere per ogni matrimonio 7,8 figli e, mezzo secolo dopo, era scesa a 2,7 per poi attestarsi a 1,7. In Germania per ogni coppia ci sono 1,30 bambini. Nell’Unione Europea la media è di 1,5 nascite per ogni donna. Troppo poco per mantenere gli attuali livelli di sviluppo. La soluzione, per le Nazioni Unite è l’arrivo in massa di migranti e profughi per rivitalizzare Italia, Francia, Spagna, Germania. Finora, però, il traffico di uomini è stato gestito dalla criminalità. Con guadagni immensi. Dietro il dramma dei migranti in fuga da guerre e povertà si nasconde un'industria criminale che può contare su un giro di affari del valore di miliardi, in alcuni casi ormai superiore anche a quelli dei traffici di armi e droga. Un'industria che non esita a pubblicizzare anche apertamente attraverso alcuni social media - Facebook in arabo e altri - i servizi offerti, dal posto in gommone per la Grecia al volo charter verso la Svezia, con prezzi che variano dalle centinaia alle migliaia di dollari. A lanciare l'allarme sono i responsabili dei servizi di sicurezza incaricati di perseguire le reti di trafficanti di esseri umani. «Esiste un crescente numero di reti che in passato operavano nel settore del traffico di droga e ora si dedicano invece al traffico di migranti - spiega Robert Crepinko, capo dell'unità crimine organizzato all'Europol - Il numero di attività criminali cresce di pari passo con quello dei migranti illegali».
Il Pentagono: la crisi durerà vent’anni
Dossier Onu: entro il 2050 saranno 127 milioni in Europa e 35 in Italia. L’Europol: oggi il traffico di uomini rende miliardi, più di droga e armi
