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Italia bocciata sui permessi di soggiorno

La Corte di giustizia europea bacchetta il nostro Paese: sono troppo cari Costano dagli 80 ai 200 euro, almeno 8 volte di più d’una carta di identità

Il permesso di soggiorno in Italia costa troppo. E L’Unione «bacchetta» il nostro Paese. La nostra legislazione è contraria alla direttiva europea sullo status dei cittadini di paesi terzi per soggiorni di lungo periodo, perché il costo del «nullaosta» è eccessivamente alto. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea, che «boccia» la richiesta agli extracomunitari di pagare un contributo variabile tra gli 80 e i 200 euro per il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno, definendola «sproporzionato rispetto alla finalità della direttiva»: in questo modo, si legge nella sentenza, «può creare un ostacolo all'esercizio dei diritti» riconosciuti a livello comunitario. In estrema sintesi, sostiene la Corte di Lussemburgo, la direttiva sullo status dei cittadini di paesi terzi soggiornanti di lungo periodo «non ammette la normativa italiana». È un decreto del 2011 a prevedere che l'importo più basso per ottenere un permesso prolungato di soggiorno sia pari a 80 euro: ovvero, secondo quanto avevano fatto rilevare nel loro ricorso al Tar del Lazio la Cgil e l'Inca, circa otto volte più elevato dei 10 euro che costa in Italia il rilascio di un documento di identità. Il tribunale amministrativo aveva ritenuto di chiedere alla Corte Ue un parere sulla compatibilità di tali norme italiane con quelle comunitarie. Nella sua sentenza di oggi, la Corte di giustizia europea ha ricordato che «l'obiettivo principale della direttiva Ue è l'integrazione dei cittadini di paesi terzi stabilitisi a titolo duraturo negli Stati Ue» e ha stabilito che il potere discrezionale degli Stati nel fissare il pagamento di contributi per il rilascio dei permessi non è illimitato e «non puo compromettere la realizzazione degli obiettivi perseguiti dalla direttiva e deve rispettare il principio di proporzionalità». Inoltre, sottolinea, in base alle normative italiane la metà del gettito prodotto dalla riscossione del contributo è destinata a finanziare le spese connesse al rimpatrio dei cittadini dei paesi terzi in posizione irregolare, e quindi si «respinge» l'argomento del governo italiano secondo cui il contributo è connesso all'attività istruttoria necessaria alla verifica del possesso dei requisiti previsti per la acquisizione del titolo di soggiorno. Bentiquatto ore prima la Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Straburgo aveva «condannato» L’Italia per la detenzione «illegale» di tre cittadini tunisini nel centro di accoglienza di Lampedusa.

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